La posizione assunta dal gruppo de “La Sinistra” in consiglio regionale, nei confronti del provvedimento, che andrà in discussione nell’assise regionale il prossimo 30 settembre, conosciuto come “piano case” è particolarmente ferma.
Il provvedimento è il frutto dell’accordo Stato – Regioni del 31/3/2009, che precede la possibilità per le Regioni di legiferare la possibilità di aumentare la volumetria delle case mono e bifamiliari del 20%, oppure di demolire e ricostruire aumentando del 35% la volumetria.
Questo, dice l’accordo, per rimettere in moto l’economia.
Si può essere d’accordo o meno sul fatto che l’economia del mattone possa avere questo ruolo trainante, ma tant’è: c’è un accordo da onorare. Su questo hanno legiferato ormai 13/14 regioni che si sono mosse entro questa “cornice” dell’accordo Stato – Regioni. Tutte le regioni, praticamente nessuna esclusa (di destra e di sinistra!) evitano di passare dal terreno “edilizio” (l’ampliamento!) a quello urbanistico (il governo del territorio!); tutte le regioni precisano che sulle costruzioni abusive condonate l’ampliamento non è consentito oppure, se consentito, viene detratto dall’ampliamento il volume condonato; tutte le regioni precisano che i Comuni debbano, entro tempi perentori, individuare aree comunali dove la legge non si applica; tutte le regioni si pongono ilo problema della non cumulabilità di quello che si può ampliare perché già previsto dagli strumenti urbanistici con l’ampliamento consentito a seguito all’accordo Stato – Regioni; le regioni più avanzate dal punto di vista del governo del territorio si pongono il problema della “coerenza” con gli strumenti urbanistici comunali (come richiesto dallo stesso accordo Stato – Regioni).
La Regione Campania, che ha il primato delle costruzioni abusive; che ha il primato delle case vuote nei centri antichi; che ha il primato delle persone che cercano alloggi, benché ad esempio una città come Napoli dove dal 1971 ad oggi la popolazione e diminuita di 266.594 e i vani sono aumentati di 500.000 unità; che ha una gracilità idrogeologica unica, che ha un rischio sismico fra i più alti; che ha rischio vulcanico al punto di avere una “zona rossa” che dovrebbe essere evacuata; che ha città con densità abitativa fra le più alte del mondo; che ha situazioni di periferie urbane fra le più degradate; che ospita una delle organizzazioni criminali più feroci del mondo: la camorra; cosa fa?
1) Decide di negare il governo del territorio (per ottenere che i comuni potessero dire la loro parola sulla legge si è avuta una battaglia di mesi)
2) Decide che i piani regolatori, anche dove esistono non contano nulla e vengono vanificati (parlare di coerenza con gli strumenti urbanistici locali, di piani attuativi, è sembrato una bestemmia)
3) Decide che le strutture industriali dismesse, senza precisare da quando tempo, possano essere convertite in abitazioni (in altri termini, per stare alla nostra realtà provinciale, se l’Alcatel chiude, chi la compra potrebbe, sulla base della normativa regionale che si vorrebbe approvarla, trasformarla in case!)
4) Decide che quelle variazioni di destinazione d’uso possono essere chiesti da chi, non un anno fa, ma domani mattina risulta essere il proprietario (ma che è l’imprenditore che può mettere in campo moneta liquida per business di tali dimensioni, portandone anche il prezzo d’acquisto fuori mercato? A noi risulta avere un nome: la camorra!)
5) Decide che chi ha realizzato abusivamente può anche ampliare l’abusivismo realizzato. E se non ha ancora condonato ha una corsia preferenziale per condonare.
6) Decide che dove gli strumenti urbanistici consentono la ristrutturazione con ampliamento di volumetria, si può ampliare ulteriormente a seguito dell’accordo Stato – Regioni.
7) Decidi il maxi condono in area agricola, consentendo forme di cambio di destinazione d’uso. Per cui i famosi “annessi agricoli”, abusivi o meno, diventano abitazioni. Senza nessuna connessione con l’attività agricola.
8) Decide che la legge 16/2004, sull’urbanistica, e la legge 13/2008, quella sul P.T.R., sono da cancellare. Vanificando anni di lavoro per dotare questa Regione di leggi sul terreno del governo del territorio.
Questo è “il piano case” regionale, fra quello che è uscito dalla Giunta Regionale e quello che in la “destra” è riuscita a far passare davanti ad un P.D. mai cosi in imbarazzo.
Una legge “unica” in Italia, che ci ricolloca, immediatamente, agli ultimi posti sul terreno del governo del territorio.
A nostro avviso un disastro!
La cosa che ci allarma è il trasversalismo che abbiamo registrato fra un P.D., mai così in imbarazzo, ed una “destra” in pieno furore da devastazione.
Tutti impegnati in un rincorsa a qualche centinaio di voti per le prossime Regionali.
Tutti già pronti con i fazzoletti in mano per versare qualche lacrima ipocrita al prossimo morto per il dissesto idrogeologico, seguito dalla eccessiva impermeabilizzazione del suolo, o per qualche crollo nel centro antico. Tutti pronti a scagliarsi veleni e scambiarsi responsabilità, alla prossima rilevazione dell’abusivismo in regione, o nello scempio paesaggistico, o sulle condizioni di vita nei nostri paesi, o sulla crisi dell’agricoltura che chiede suolo che le viene sottratto.
La Sinistra ha condotto la sua battaglia fino in fondo.
E se si parlerà di Edilizia Sociale, di ruolo dei Comuni, di limiti temporali nella sì dismissione degli immobili industriali se la legge sull’urbanistica verrà salvata, questo è dovuto solo ed esclusivamente a quella battaglia.
Ma a noi non basta.
Una pessima legge resta una pessima legge.
Dura sarà la posizione in Consiglio Regionale.
Lo abbiamo annunciato anche con una nota al Presidente Bassolino: non c’è vincolo di maggioranza che tenga su un tema come questo.
lunedì 28 settembre 2009
lunedì 7 settembre 2009
Solidarietà ai lavoratori dell'Alcatel - Lucent di Battipaglia
Il gruppo Consiliare Regionale della “Sinistra” esprime solidarietà e vicinanza ai lavoratori dell’Alcatel – Lucent di Battipaglia, che continuano a permanere in uno stato di incertezza rispetto al proprio posto di lavoro, nonostante tavoli aperti e sopratutto nonostante la professionalità e le qualità che quella fabbrica esprime.
Così come abbiamo già fatto qualche mese fa, allorquando si avviò la vertenza Alcatel, produrremo apposita interrogazione consiliare all’Assessore Regionale al Lavoro di riferire sulla questione in consiglio.
Inoltre inviteremo il Presidente della Commissione Consiliare alle Attività Produttive di avere la massima attenzione sula vicenda, per evitare che uno dei capi saldi dell’alta tecnologia dell’intero mezzogiorno d’Italia chiuda , chiedendo che la commissione si riunisca nel sito dell’Alcatel per un sopralluogo.
Così come abbiamo già fatto qualche mese fa, allorquando si avviò la vertenza Alcatel, produrremo apposita interrogazione consiliare all’Assessore Regionale al Lavoro di riferire sulla questione in consiglio.
Inoltre inviteremo il Presidente della Commissione Consiliare alle Attività Produttive di avere la massima attenzione sula vicenda, per evitare che uno dei capi saldi dell’alta tecnologia dell’intero mezzogiorno d’Italia chiuda , chiedendo che la commissione si riunisca nel sito dell’Alcatel per un sopralluogo.
giovedì 3 settembre 2009
La mediateca di Eboli chiude!
Una voce insistente ci informa che la “Mediateca Comunale”, sita a San Francesco, è stata, di fatto, chiusa.
Ufficialmente per mancanza di fondi per pagare le retribuzioni.
Privare la città, gli studenti, gli studiosi locali e nazionali, di una fonte così preziosa è un atto di una gravità unica.
Se poi la motivazione è quella dei finanziamenti, siamo di fronte al fallimento di una cultura di governo, proprio del centro – sinistra, ed all’apoteosi della logica di governo della destra: mancano i soldi? Tagliamo, innanzitutto, le spese per la cultura.
Porre dei dubbi sulla estrazione politica e culturale di questa amministrazione, si conferma come un dato reale.
Già abbiamo dovuto assistere in questi anni all’oblio e all’abbandono dell’archivio fotografico Gallotta, diventato qualcosa di estraneo alla città; alla mancata pubblicazione del terzo volume di quella raccolta fotografica curata dall’università di Salerno; alla interruzione delle pubblicazioni, a cura del comune, delle tesi di laurea, degli studi e delle ricerche che riguardano la nostra città ed il nostro territorio; alla eliminazione di quell’appuntamento culturale internazionale che era diventata “Vissi d’Arte” (“capiscono di lirica gli ebolitani?”. La miseria e l’arroganza culturale al fondo di quella scelta!); alla cancellazione della memoria nostra rispetto ai fatti drammatici della seconda guerra mondiale che colpirono la nostra città (la lapide alle vittime dei bombardamenti del 1943 è lì, a San Pietro alli Marmi, che grida vendetta.
La chiusura della mediateca comunale sarebbe, semplicemente, il colpo di grazia.Non ci resta che sperare nei “neo – melodici”, e c’era bisogno del centro sinistra al governo della città?
Ufficialmente per mancanza di fondi per pagare le retribuzioni.
Privare la città, gli studenti, gli studiosi locali e nazionali, di una fonte così preziosa è un atto di una gravità unica.
Se poi la motivazione è quella dei finanziamenti, siamo di fronte al fallimento di una cultura di governo, proprio del centro – sinistra, ed all’apoteosi della logica di governo della destra: mancano i soldi? Tagliamo, innanzitutto, le spese per la cultura.
Porre dei dubbi sulla estrazione politica e culturale di questa amministrazione, si conferma come un dato reale.
Già abbiamo dovuto assistere in questi anni all’oblio e all’abbandono dell’archivio fotografico Gallotta, diventato qualcosa di estraneo alla città; alla mancata pubblicazione del terzo volume di quella raccolta fotografica curata dall’università di Salerno; alla interruzione delle pubblicazioni, a cura del comune, delle tesi di laurea, degli studi e delle ricerche che riguardano la nostra città ed il nostro territorio; alla eliminazione di quell’appuntamento culturale internazionale che era diventata “Vissi d’Arte” (“capiscono di lirica gli ebolitani?”. La miseria e l’arroganza culturale al fondo di quella scelta!); alla cancellazione della memoria nostra rispetto ai fatti drammatici della seconda guerra mondiale che colpirono la nostra città (la lapide alle vittime dei bombardamenti del 1943 è lì, a San Pietro alli Marmi, che grida vendetta.
La chiusura della mediateca comunale sarebbe, semplicemente, il colpo di grazia.Non ci resta che sperare nei “neo – melodici”, e c’era bisogno del centro sinistra al governo della città?
Precari della scuola - il lavoro è un diritto
Esprimo a nome del gruppo regionale della “Sinistra” la piena solidarietà ai lavoratori precari della scuola che, in questi giorni, stanno lottando per il loro diritto al lavoro.
Ormai da troppo tempo si sta dimenticando, in questo paese dove la destra imperversa, che il lavoro è un diritto!
Una politica scolastica che si preoccupa più delle “compatibilità finanziarie” con la logica del ragioniere, piuttosto che della formazione, dei programmi e delle modalità d’insegnamento, sta mettendo in ginocchio la scuola italiana e sta mettendo a rischio centinaia di migliaia di posti di lavoro.
Dura ricaduta sui lavoratori della scuola e sulla provincia di Salerno in particolare.
Anche nelle scelte di politica scolastica conferma lo scarso interesse che questo governo, questa destra arrogante ed arruffona, ha verso il Mezzogiorno d’Italia, ove per decenni il terziario pubblico ha dovuto supplire alle difficoltà occupazionali delle migliaia e migliaia di giovani diplomati e laureati delle nostre terre.
Si trattava di qualificare, di fissare regole da rispettare, di creare opportunità occupazionali alternative.
Non tagliare con cinismo e cattiveria.
Altro che i “bamboccioni” di cui straparla qualche altro rappresentante di questo governo, con toni sprezzanti.
Venga il ministro Brunetta, a far l’emigrante ed a provare come “sa di sale” quella strada.
Venga il ministro Brunetta a fare il pendolare nelle nostre zone, senza strade, senza mezzi di comunicazione con spostamenti che durano ore.
Quelli sono i “costi sociali” che bisognerebbe tagliare.
Ma che se ne fregano questi signori?
Hanno il potere, gestiscono fanno quello che voglio, hanno occupato i mezzi di informazione, oscurano le notizie sgradevoli e le proteste come quella sacrosanta dei precari.
Ci sono problemi di fondi per la politica scolastica?
Incominciamo a tagliare i contributi che lo Stato dà alle scuole private!
La Regione Campania, tanto vituperata in questi anni, sta già facendo la sua parte.
L’Assessore al ramo ha già comunicato i fondi stanziati, per alleviare la situazione.
Ora tocca al Governo di fare la propria parte.
Abbiamo comunque, concordato con i colleghi della”Sinistra e Liberta” di chiedere che la questione venga discussa nel Consiglio Regionale, per capire come sta facendo e cosa può, ulteriormente, fare la Regione e comunque per chiamare il governo alla propria responsabilità.Seguiremo la vicenda con grande attenzione.
Ormai da troppo tempo si sta dimenticando, in questo paese dove la destra imperversa, che il lavoro è un diritto!
Una politica scolastica che si preoccupa più delle “compatibilità finanziarie” con la logica del ragioniere, piuttosto che della formazione, dei programmi e delle modalità d’insegnamento, sta mettendo in ginocchio la scuola italiana e sta mettendo a rischio centinaia di migliaia di posti di lavoro.
Dura ricaduta sui lavoratori della scuola e sulla provincia di Salerno in particolare.
Anche nelle scelte di politica scolastica conferma lo scarso interesse che questo governo, questa destra arrogante ed arruffona, ha verso il Mezzogiorno d’Italia, ove per decenni il terziario pubblico ha dovuto supplire alle difficoltà occupazionali delle migliaia e migliaia di giovani diplomati e laureati delle nostre terre.
Si trattava di qualificare, di fissare regole da rispettare, di creare opportunità occupazionali alternative.
Non tagliare con cinismo e cattiveria.
Altro che i “bamboccioni” di cui straparla qualche altro rappresentante di questo governo, con toni sprezzanti.
Venga il ministro Brunetta, a far l’emigrante ed a provare come “sa di sale” quella strada.
Venga il ministro Brunetta a fare il pendolare nelle nostre zone, senza strade, senza mezzi di comunicazione con spostamenti che durano ore.
Quelli sono i “costi sociali” che bisognerebbe tagliare.
Ma che se ne fregano questi signori?
Hanno il potere, gestiscono fanno quello che voglio, hanno occupato i mezzi di informazione, oscurano le notizie sgradevoli e le proteste come quella sacrosanta dei precari.
Ci sono problemi di fondi per la politica scolastica?
Incominciamo a tagliare i contributi che lo Stato dà alle scuole private!
La Regione Campania, tanto vituperata in questi anni, sta già facendo la sua parte.
L’Assessore al ramo ha già comunicato i fondi stanziati, per alleviare la situazione.
Ora tocca al Governo di fare la propria parte.
Abbiamo comunque, concordato con i colleghi della”Sinistra e Liberta” di chiedere che la questione venga discussa nel Consiglio Regionale, per capire come sta facendo e cosa può, ulteriormente, fare la Regione e comunque per chiamare il governo alla propria responsabilità.Seguiremo la vicenda con grande attenzione.
sabato 15 agosto 2009
Il caso aracne e i silenzi del Sindaco
La stampa di oggi, ci consegna l’immagine di un Sindaco in palese e clamorosa crisi di nervi.
Già preoccupato per una campagna elettorale nella quale ancora non ha capito se sarà candidato (e da chi!); senza una maggioranza in Consiglio Comunale per il quale lui stesso parla di “ricatti e pressioni” (senza specificare chi ricatta e chi fa pressione!); senza un partito che lo sostenga per cui lo scontro si consuma sul controllo delle tessere; impossibilitato a chiudere qualche ultimo “fatterello” come le varianti ad personam (colpa di un Consiglio non più “controllabile”); con la questione del governo del territorio che gli è scoppiato in mano, dopo aver smantellato ogni forma di controllo, per cui l’abusivismo imperversa nella Piana e sulla fascia costiera; dopo aver dovuto verificare che neanche la più classica delle manovre pre - elettorali: la leccata di asfalto (nel peggiore stile “socialista” anni ottanta) ha fatto risalire le quotazioni di gradimento di questa Amministrazione dopo essere stato preso a pesci in faccia sulla questione di S. Nicola Varco, dove un giorno annuncia di aver risolto (su progetto in realtà predisposto dalla Regione) ed un giorno vuole “sgombrare” prendendosi lezioni di cultura dell’accoglienza dal Sindaco di Sicignano e le risate al tavolo della Sicurezza Pubblica, si vede arrivare addosso una nuova tegola: il dissesto finanziario.
Già nei dati del Consuntivo 2007 c’erano tutti i campanelli d’allarme di una gestione catastrofica.
Incapacità di riscossione, inesistenza di capacità di recupero dell’evasione, perdita di controllo della spesa.
L’Amministrazione sa benissimo che per evitare il dissesto dovrebbe aumentare tasse e tariffe comunali.
In particolare la TARSU (si dice del 50%) per fronteggiare una situazione disperata del bilancio.
Ma questo significherebbe non fare nemmeno una campagna elettorale che sarebbe già persa in partenza, tanto vale legarsi alla vicenda “Aracne”. Per spostare l’attenzione e per spiegare il “disastro” del bilancio, scaricando su altri la responsabilità.
Nel fare questo, ovviamente e come suo solito, non risponde alle domande che, su quella vicenda, gli abbiamo proposto ripetutamente.
Sembra il “Berlusca” che da mesi non risponde alle domande che Repubblica gli ha posto sulla vicenda “escort”.
Noi siamo pazienti. Come il direttore di Repubblica.
Continuiamo a porre la Sindaco le domande che gli abbiamo avanzato già quattro volte, pubblicamente.
Restiamo in attesa di risposta.
In genere chi non risponde è perché ha degli enormi scheletri negli armadio.
Ma, noi, siamo pazienti.
Già preoccupato per una campagna elettorale nella quale ancora non ha capito se sarà candidato (e da chi!); senza una maggioranza in Consiglio Comunale per il quale lui stesso parla di “ricatti e pressioni” (senza specificare chi ricatta e chi fa pressione!); senza un partito che lo sostenga per cui lo scontro si consuma sul controllo delle tessere; impossibilitato a chiudere qualche ultimo “fatterello” come le varianti ad personam (colpa di un Consiglio non più “controllabile”); con la questione del governo del territorio che gli è scoppiato in mano, dopo aver smantellato ogni forma di controllo, per cui l’abusivismo imperversa nella Piana e sulla fascia costiera; dopo aver dovuto verificare che neanche la più classica delle manovre pre - elettorali: la leccata di asfalto (nel peggiore stile “socialista” anni ottanta) ha fatto risalire le quotazioni di gradimento di questa Amministrazione dopo essere stato preso a pesci in faccia sulla questione di S. Nicola Varco, dove un giorno annuncia di aver risolto (su progetto in realtà predisposto dalla Regione) ed un giorno vuole “sgombrare” prendendosi lezioni di cultura dell’accoglienza dal Sindaco di Sicignano e le risate al tavolo della Sicurezza Pubblica, si vede arrivare addosso una nuova tegola: il dissesto finanziario.
Già nei dati del Consuntivo 2007 c’erano tutti i campanelli d’allarme di una gestione catastrofica.
Incapacità di riscossione, inesistenza di capacità di recupero dell’evasione, perdita di controllo della spesa.
L’Amministrazione sa benissimo che per evitare il dissesto dovrebbe aumentare tasse e tariffe comunali.
In particolare la TARSU (si dice del 50%) per fronteggiare una situazione disperata del bilancio.
Ma questo significherebbe non fare nemmeno una campagna elettorale che sarebbe già persa in partenza, tanto vale legarsi alla vicenda “Aracne”. Per spostare l’attenzione e per spiegare il “disastro” del bilancio, scaricando su altri la responsabilità.
Nel fare questo, ovviamente e come suo solito, non risponde alle domande che, su quella vicenda, gli abbiamo proposto ripetutamente.
Sembra il “Berlusca” che da mesi non risponde alle domande che Repubblica gli ha posto sulla vicenda “escort”.
Noi siamo pazienti. Come il direttore di Repubblica.
Continuiamo a porre la Sindaco le domande che gli abbiamo avanzato già quattro volte, pubblicamente.
Restiamo in attesa di risposta.
In genere chi non risponde è perché ha degli enormi scheletri negli armadio.
Ma, noi, siamo pazienti.
lunedì 10 agosto 2009
Litigate fra di voi!
Comprendo che, ormai, ad Eboli si è avviata una campagna elettorale che sarà lunga, piena di veleni, tatticismi, riposizionamenti, tentativi di rifarsi una verginità, ma noi la lasciamo volentieri ad altri.
In altri termini: litigate fra di voi!
Noi abbiamo altro da fare: dobbiamo parlare di cosa vogliamo fare, partendo dalla constatazione del fallimento di questa amministrazione.
Valutazione nostra espressa in tempi non sospetti che coinvolge tutti che sono stati parte integrante o che, anche dall’opposizione, hanno taciuto e che si fonda su una convinzione: questa amministrazione col centro – sinistra non aveva nulla a che spartire.
Oggi la pietra dello scandalo diventa la proposta di scioglimento del consorzio PIP. Ennesima manifestazione di incapacità amministrativa di un Sindaco, che invece di porsi il problema di come rilanciarlo e dargli competenze e compiti scopre, oggi, il “costo”, e nulla dice sul come dovrebbe essere gestita l’area industriale. Spero non si pensi ad una sorta di consorzio ASI che, ovunque, è miseramente fallito.
Ma fa specie il fatto che nulla si dice sul fatto che in area PIP ormai assegnano lotti solo con l’articolo 17; che da anni non si emette un bando pubblico; che si consente alle aziende di avere il lotto in area PIP, di rinunciarvi, e di chiedere la variante per andarsene in area agricola; che non si revocano, dopo anni, le assegnazioni del lotto a chi non realizza.
Noi riteniamo che ci sia da fare una ricognizione delle assegnazioni, revocare quelle rimaste ferme, portare a saturazione l’area industriale, completare l’infrastrutturazione come previsto nel PIP.
Ragionare in termini di comprensorio con Battipaglia, per avere la più grande area industriale del Sud Italia ed ottenere l’uscita autostradale: area industriale Eboli – Battipaglia e portare a compimento la realizzazione dell’interporto.
Ma al fallimento sullo sviluppo economico di questa amministrazione, e che coinvolge tutti gli artefici è a 360°.
Nulla si dice rispetto all’agricoltura, che questa amministrazione ha completamente dimenticato.
Nulla si dice rispetto alle varianti al PRG che hanno determinato l’aggressione all’area agricola; che hanno contribuito alla frammentazione della proprietà terriera; che propone che il “Prato” diventi area d’espressione urbana, che accumula ritardi rispetto al Polo agro – alimentare, che porta all’attacco all’area dell’Istituto Orientale una delle più fertili della Piana.
Noi proponiamo che si recuperi una normativa urbanistica che tuteli il suolo agricolo, che consente l’accorpamento perché le nostre aziende stiano sui mercati, che si ponga in termini ultimativi la questione del Polo agro – alimentare vista come opportunità per la Piana tutta, che si incentivi il recupero dei borghi e delle strutture rurali di pregio, che si promuova il marchio D.O.C. dei prodotti della Piana in accordo con gli altri comuni dell’area; e sostenendo e facendo crescere manifestazioni come “la Grande Bufala”.
Nulla si dice rispetto ad un turismo che non è decollato. Dove le modifiche del PUAD che era pronto a partire, le sanatorie a nord della litoranea, l’accettazione passiva delle colate di cemento nella pineta e sulla spiaggia fino a mare, hanno bloccato qualsiasi disegno di sviluppo. Nulla si dice rispetto al progetto “Costa del Sele” rimasto sulla carta nel silenzio assoluto; e sulle proposte di villaggi turistici sepolte dalla burocrazia.
Noi proponiamo che si riprenda, in accordo con gli altri comuni, il piano “Costa del Sele” che definisce tipologia e qualità di posti letto sulla costa, che definisca i parchi a tema, la portualità diffusa, la mobilità sulla costa, la tipologia ed il materiale dei lidi.
Certo, questo va in netta contrapposizione col miraggio del “porto isola”, che questa amministrazione ha sponsorizzato senza pudore!
Il commercio è scomparso in questi anni.
Una crisi profonda su cui nessuno ha inteso discutere.
Ci si è avviati verso il grande Centro Commerciale, perdendo anni per sponsorizzare l’insponsorizzabile, e poi giocando sul G.A.C.P. senza nessuna analisi sulla ricaduta locale.
Noi proponiamo che vada assunto il commercio come risorsa della nostra economia, e che si sviluppino i centri commerciali naturali, a tutela del commercio di nicchia e di qualità a fronte dell’invasione di centri commerciali che corrono il rischio di desertificare la città.
Per lo sviluppo economico diventa importante anche “l’industria del mattone”. Nessuno ha detto nulla quando questa amministrazione bloccando, per meri interessi clientelari, la attuazione del piano regolatore, divenuto operante a dicembre 2004, ha bloccato anche l’edilizia; non un piano particolareggiato è stato approvato, neanche quelli di servizio per cui è titolato il comune (penso a quello dell’area ospedaliera); nessuno ha detto nulla mentre si ragionava e si proponevano le varianti ad personam al PRG.
Noi pensiamo che l’industria del mattone sia importante per l’economia di una realtà come la nostra, nel mezzogiorno d’Italia. Ma questa deve svilupparsi entro una programmazione del territorio, per evitare che confligga con gli altri momenti dello sviluppo economico: da quello agricolo, a quello turistico.
Questo è il terreno su cui vogliamo tenere la discussione, ricordando che noi, rispetto a questa armata Brancaleone che ha governato Eboli in questi 5 anni, siamo stati e siamo l’alternativa.
Ricordando che questa amministrazione nulla ha avuto o ha a che fare col centro – sinistra, visto che si è retta e si regge solo sui voti dei transfughi del centro – destra, e chiedendo, con nettezza chi cerca di rifarsi una verginità: ma dove eravate, mentre avvenivano gli scempi che hanno fatto tabula rasa dello sviluppo economico di questa città.
In altri termini: litigate fra di voi!
Noi abbiamo altro da fare: dobbiamo parlare di cosa vogliamo fare, partendo dalla constatazione del fallimento di questa amministrazione.
Valutazione nostra espressa in tempi non sospetti che coinvolge tutti che sono stati parte integrante o che, anche dall’opposizione, hanno taciuto e che si fonda su una convinzione: questa amministrazione col centro – sinistra non aveva nulla a che spartire.
Oggi la pietra dello scandalo diventa la proposta di scioglimento del consorzio PIP. Ennesima manifestazione di incapacità amministrativa di un Sindaco, che invece di porsi il problema di come rilanciarlo e dargli competenze e compiti scopre, oggi, il “costo”, e nulla dice sul come dovrebbe essere gestita l’area industriale. Spero non si pensi ad una sorta di consorzio ASI che, ovunque, è miseramente fallito.
Ma fa specie il fatto che nulla si dice sul fatto che in area PIP ormai assegnano lotti solo con l’articolo 17; che da anni non si emette un bando pubblico; che si consente alle aziende di avere il lotto in area PIP, di rinunciarvi, e di chiedere la variante per andarsene in area agricola; che non si revocano, dopo anni, le assegnazioni del lotto a chi non realizza.
Noi riteniamo che ci sia da fare una ricognizione delle assegnazioni, revocare quelle rimaste ferme, portare a saturazione l’area industriale, completare l’infrastrutturazione come previsto nel PIP.
Ragionare in termini di comprensorio con Battipaglia, per avere la più grande area industriale del Sud Italia ed ottenere l’uscita autostradale: area industriale Eboli – Battipaglia e portare a compimento la realizzazione dell’interporto.
Ma al fallimento sullo sviluppo economico di questa amministrazione, e che coinvolge tutti gli artefici è a 360°.
Nulla si dice rispetto all’agricoltura, che questa amministrazione ha completamente dimenticato.
Nulla si dice rispetto alle varianti al PRG che hanno determinato l’aggressione all’area agricola; che hanno contribuito alla frammentazione della proprietà terriera; che propone che il “Prato” diventi area d’espressione urbana, che accumula ritardi rispetto al Polo agro – alimentare, che porta all’attacco all’area dell’Istituto Orientale una delle più fertili della Piana.
Noi proponiamo che si recuperi una normativa urbanistica che tuteli il suolo agricolo, che consente l’accorpamento perché le nostre aziende stiano sui mercati, che si ponga in termini ultimativi la questione del Polo agro – alimentare vista come opportunità per la Piana tutta, che si incentivi il recupero dei borghi e delle strutture rurali di pregio, che si promuova il marchio D.O.C. dei prodotti della Piana in accordo con gli altri comuni dell’area; e sostenendo e facendo crescere manifestazioni come “la Grande Bufala”.
Nulla si dice rispetto ad un turismo che non è decollato. Dove le modifiche del PUAD che era pronto a partire, le sanatorie a nord della litoranea, l’accettazione passiva delle colate di cemento nella pineta e sulla spiaggia fino a mare, hanno bloccato qualsiasi disegno di sviluppo. Nulla si dice rispetto al progetto “Costa del Sele” rimasto sulla carta nel silenzio assoluto; e sulle proposte di villaggi turistici sepolte dalla burocrazia.
Noi proponiamo che si riprenda, in accordo con gli altri comuni, il piano “Costa del Sele” che definisce tipologia e qualità di posti letto sulla costa, che definisca i parchi a tema, la portualità diffusa, la mobilità sulla costa, la tipologia ed il materiale dei lidi.
Certo, questo va in netta contrapposizione col miraggio del “porto isola”, che questa amministrazione ha sponsorizzato senza pudore!
Il commercio è scomparso in questi anni.
Una crisi profonda su cui nessuno ha inteso discutere.
Ci si è avviati verso il grande Centro Commerciale, perdendo anni per sponsorizzare l’insponsorizzabile, e poi giocando sul G.A.C.P. senza nessuna analisi sulla ricaduta locale.
Noi proponiamo che vada assunto il commercio come risorsa della nostra economia, e che si sviluppino i centri commerciali naturali, a tutela del commercio di nicchia e di qualità a fronte dell’invasione di centri commerciali che corrono il rischio di desertificare la città.
Per lo sviluppo economico diventa importante anche “l’industria del mattone”. Nessuno ha detto nulla quando questa amministrazione bloccando, per meri interessi clientelari, la attuazione del piano regolatore, divenuto operante a dicembre 2004, ha bloccato anche l’edilizia; non un piano particolareggiato è stato approvato, neanche quelli di servizio per cui è titolato il comune (penso a quello dell’area ospedaliera); nessuno ha detto nulla mentre si ragionava e si proponevano le varianti ad personam al PRG.
Noi pensiamo che l’industria del mattone sia importante per l’economia di una realtà come la nostra, nel mezzogiorno d’Italia. Ma questa deve svilupparsi entro una programmazione del territorio, per evitare che confligga con gli altri momenti dello sviluppo economico: da quello agricolo, a quello turistico.
Questo è il terreno su cui vogliamo tenere la discussione, ricordando che noi, rispetto a questa armata Brancaleone che ha governato Eboli in questi 5 anni, siamo stati e siamo l’alternativa.
Ricordando che questa amministrazione nulla ha avuto o ha a che fare col centro – sinistra, visto che si è retta e si regge solo sui voti dei transfughi del centro – destra, e chiedendo, con nettezza chi cerca di rifarsi una verginità: ma dove eravate, mentre avvenivano gli scempi che hanno fatto tabula rasa dello sviluppo economico di questa città.
domenica 9 agosto 2009
La vicenda Aracne
Non c’è amministratore, della cosa pubblica, peggiore di chi per sottrarsi a proprie responsabilità cerca di scaricare su altri proprie leggerezze ed insufficienze.
La vicenda “Aracne” nè è una drammatica dimostrazione che corre il rischio di ricadere sui cittadini ebolitani rovinando definitivamente il bilancio di un comune che, anche senza la vicenda “Aracne”, è già sull’orlo del dissesto finanziario benché disperatamente negato. Non a caso avevamo lanciato l’allarme già sui conti 2007. Ora aspettiamo il consuntivo 2008, sapendo che nel frattempo si è aggiunta la partita dei rifiuti su cui la voragine sarebbe enorme, per avere conferma di una situazione davvero critica.
Sulla questione “Aracne”, noi continuiamo a proporre quei quesiti sui quali, fino ad oggi, non abbiamo avuto risposta benché più volte e pubblicamente avanzate:
1) È vero che la precedente Amministrazione Comunale ha adottato una delibera del 2004 con la quale si rigettava il progetto Aracne sulla base di opportuna relazione della struttura tecnica comunale?
2) È vero che su quella deliberazione venivano riportati tutti i pareri dei funzionari del comune senza che alcuno sollevasse eccezione in merito alla competenza della Giunta ad adottarla?
3) È vero che è stata l’attuale Amministrazione Comunale a decidere di resistere in giudizio sul ricorso Aracne?
4) Perché, se si continua a sostenere che l’Amministrazione precedente aveva commesso un errore (dettato “da furore ideologico”), la attuale Amministrazione non ha cercato un accordo con la controparte evitando il giudizio?
5) Chi ha affidato l’incarico legale, decidendo di non rivolgersi per una partita così delicata agli studi legali cui il comune, con ottimi risultati, si rivolge da anni?
6) È vero che il TAR aveva dato ragione al Comune di Eboli?
7) È vero che al Consiglio di Stato il comune di Eboli non si è presentato a perorare le proprie ragioni?
8) È vero che al Consiglio di Stato non è stata depositata, né è stata richiesta alla struttura tecnica, alcuna relazione sulla vicenda?
9) Chi ha quantificato e poi reso pubblico a mezzo stampa un danno di 10 milioni di euro che il Comune avrebbe dovuto pagare all’Aracne, visto che il consiglio di stato non ha quantificato esso il danno?
10) È vero che solo successivamente si è provveduto ad una perizia, da parte di un esperto appositamente incaricato, che ha quantificato il danno in 3,5 milioni di euro?
11) È vero che il Comune non ha avviato alcun tentativo di accordo bonario col privato, al punto che lo stesso avvocato del Comune ha dovuto sollecitare, per iscritto, l’ente ad assumere qualche decisione?
Noi rimaniamo in paziente attesa delle risposte.
La vicenda “Aracne” nè è una drammatica dimostrazione che corre il rischio di ricadere sui cittadini ebolitani rovinando definitivamente il bilancio di un comune che, anche senza la vicenda “Aracne”, è già sull’orlo del dissesto finanziario benché disperatamente negato. Non a caso avevamo lanciato l’allarme già sui conti 2007. Ora aspettiamo il consuntivo 2008, sapendo che nel frattempo si è aggiunta la partita dei rifiuti su cui la voragine sarebbe enorme, per avere conferma di una situazione davvero critica.
Sulla questione “Aracne”, noi continuiamo a proporre quei quesiti sui quali, fino ad oggi, non abbiamo avuto risposta benché più volte e pubblicamente avanzate:
1) È vero che la precedente Amministrazione Comunale ha adottato una delibera del 2004 con la quale si rigettava il progetto Aracne sulla base di opportuna relazione della struttura tecnica comunale?
2) È vero che su quella deliberazione venivano riportati tutti i pareri dei funzionari del comune senza che alcuno sollevasse eccezione in merito alla competenza della Giunta ad adottarla?
3) È vero che è stata l’attuale Amministrazione Comunale a decidere di resistere in giudizio sul ricorso Aracne?
4) Perché, se si continua a sostenere che l’Amministrazione precedente aveva commesso un errore (dettato “da furore ideologico”), la attuale Amministrazione non ha cercato un accordo con la controparte evitando il giudizio?
5) Chi ha affidato l’incarico legale, decidendo di non rivolgersi per una partita così delicata agli studi legali cui il comune, con ottimi risultati, si rivolge da anni?
6) È vero che il TAR aveva dato ragione al Comune di Eboli?
7) È vero che al Consiglio di Stato il comune di Eboli non si è presentato a perorare le proprie ragioni?
8) È vero che al Consiglio di Stato non è stata depositata, né è stata richiesta alla struttura tecnica, alcuna relazione sulla vicenda?
9) Chi ha quantificato e poi reso pubblico a mezzo stampa un danno di 10 milioni di euro che il Comune avrebbe dovuto pagare all’Aracne, visto che il consiglio di stato non ha quantificato esso il danno?
10) È vero che solo successivamente si è provveduto ad una perizia, da parte di un esperto appositamente incaricato, che ha quantificato il danno in 3,5 milioni di euro?
11) È vero che il Comune non ha avviato alcun tentativo di accordo bonario col privato, al punto che lo stesso avvocato del Comune ha dovuto sollecitare, per iscritto, l’ente ad assumere qualche decisione?
Noi rimaniamo in paziente attesa delle risposte.
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