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mercoledì 14 ottobre 2009

Nuovo incendio delle eco balle a Coda di Volpe


Un nuovo incendio ha interessato le eco-balle depositate da oltre un anno a Coda di Volpe.
Noi eravamo rimasti ai proclami del Sindaco sul fatto che quelle eco-balle sarebbero state rimosse ad horas, eravamo rimasti alle diffide al Commissariato.
Probabilmente avevamo capito male noi.
Le eco-balle sono sempre lì, ogni tanto prendono fuoco (sarà autocombustione o il solito extracomunitario cattivo?) e continuano ad immettere diossina nell’area nel pieno della zona agricola.
Chissà se coloro cui sono destinati i nostri prodotti venissero a visitare i luoghi se sarebbero contenti di vedere che a fianco al campo di insalata, o di scarole, o di frutta, c’è un deposito di “monnezza” che ogni tanto va a fuoco.
Qualcuno, credo, finirà per domandarsi: ”ma quella diossina che si sprigiona con l’incendio, dove va a depositarsi?”.
Anche per questo fu un grande errore gravissimo rassegnarsi alle eco-balle a Coda di Volpe, non aver avuto la lucidità politica di mettere a disposizione del Commissariato, un sito alternativo, ed è gravissimo non aver ottenuto, oggi, la rimozione di quel deposito, anche perché il bruciatore di Acerra è entrato in funzione da mesi.
Non avevano detto che le “nostre” eco-balle sarebbero state le prime ad essere rimosse per poi portarle al bruciatore?
C’è qualcosa che non funziona.

martedì 13 ottobre 2009

Lo svincolo autostradale di Eboli


La polemica montata, in questi giorni, sulla stampa rispetto alla ipotesi di uno svincolo autostradale, Eboli – Sud in coerenza col PRG della città, e di realizzarne un altro dedicato alla zona industriale Eboli – Battipaglia, che potrebbe servire anche un ipotetico ospedale unico, mi ricorda tanto l’antica vicenda dello snodo ferroviario.
Prima della guerra, Eboli fu individuata come sede dello snodo ferroviario dal quale si sarebbero diramate le strade ferrate per Reggio Calabria da un lato e per Potenza – Taranto dall’altro, ma i proprietari dei terreni da espropriare si opposero con forza.
Una politica debole, priva di un disegno complessivo della città e del territorio, si accordò.
I risultati di quella scelta nefasta li stiamo ancora pagando:lo snodo ferroviario andò a Battipaglia che da allora, in pochi anni, divenne il centro più importante della Piana.
Se abbiamo la necessità di avere un ospedale unico baricentrico fra Eboli e Battipaglia, per evitare che quello della nostra città sia a rischio, questo comporta che si faccia l’uscita autostradale fra le due città; se lo sviluppo dell’area industriale diventa un obiettivo, bisogna capire che con l’apertura della strada “La Carnale” e con la rotatoria sulla S.S. 18, anche in prospettiva dell’interporto, e comprendere che se non c’è quello svincolo dedicato, quello che verrà penalizzato è lo svincolo di Eboli.
Se si realizza, come durante l’Amministrazione Villani più volte si è ribadito, la parallela che parte da Pontecagnano e va verso Capaccio, bisognerebbe capire che se non si realizza lo svincolo Eboli – Sud, che rende più fruibile quello attuale di San Giovanni per chi vuole andare sulla fascia costiera, i flussi turistici necessariamente faranno capo all’uscita di Battipaglia.
La politica deve sapere guardare avanti, deve avere un disegno complessivo del territorio e deve capire cosa comportano scelte e opere pubbliche nel medio periodo.
Non si può continuare con la logica del giorno per giorno.
Parlare di strada vetrina fra Eboli e Santa Cecilia, significa non aver capito cosa è successo negli anni sulla S.S. 18 in termini di degrado, di caos e di invivibilità.
Lasciamo perdere gli slogan, quindi, quelli pagano oggi e guardiamo al futuro di questa nostra città o continueremo a ripetere gli errori che negli anni passati commise quella politica che rinunciò allo snodo ferroviario pur di ottenere, allora, qualche facile consenso.
La politica è, francamente, altra cosa.

sabato 3 ottobre 2009

La tragedia di Messina - Ipocrisie e lacrime di coccodrillo

Una pioggia forte, un evento sicuramente eccezionale, ed ecco mezza montagna che viene giù, ed eccoci a guardare per televisione immagini drammatiche, ad assistere la conta dei morti, a leggere di atti di eroismo, a vedere i personaggi di sempre a versare qualche lacrima "ipocrita", a puntare tutti il dito contro l'abusivismo e contro il dissesto idrogeologico come se fossero una sorta di "calamità" divina.
Io non ci sto! Io dico basta a questa grande ipocrisia!
La colpa e dell'abusivismo? Bene!
E cosa diciamo rispetto a due condoni edilizi (1994 - 2005) che hanno legittimato milioni di metri cubi di cemento abusivo, concentrato per circa l'80% nel Mezzogiorno d'Italia?
La colpa e del dissesto idrogeologico? Bene!
E cosa diciamo del fatto che, da anni, a chi dice che bisogna mettere in campo un grande investimento per una gigantesca opera di manutenzione di un territorio così gracile, si risponde che non ci sono soldi e che sono mossi solo da vecchie ideologie?
E intanto vengono trovati i soldi per irreali operazioni militari e per opere faraoniche di cui nessuno a bisogno (ponte sullo stretto, variante di valico ecc...)
La colpa è dell'impermeabilizzazione del suolo? Bene!
E cosa diciamo del fatto che i piani regolatori che cercano di tutelare il suolo, a partire da quello agricolo, vengono accusati di "ingessare" lo sviluppo e si lavora a "varianti" tese ad aggirare questi vincoli?
La colpa è della antropizzazione forzata e delle cose nate male, una sopra l'altra? Bene!
Ma sbaglio o il 13 marzo, con l'accordo Stato - Regioni, si è dato il via libera ad operazioni di ampliamento e di ulteriore cementificazione nelle città? E da allora tutte le Regioni d'Italia stanno legiferando, chi con maggiore chi con minore oculatezza, per consentire questa ulteriore colata di cemento! Sempre nel nome dello sviluppo economico ovviamente!
Per lo meno si tacesse. In questo quadro di tutto abbiamo bisogno salvo l'ipocrisia.
Forse ci sarebbe bisogno che la sinistra avesse la forza di ricollocare "il governo del territorio" al centro della propria riflessione politica, rinunciando a rincorrere la destra nel racimolare qualche facile consenso anche su questo terreno.

lunedì 28 settembre 2009

Il Piano Casa della Regione Campania

La posizione assunta dal gruppo de “La Sinistra” in consiglio regionale, nei confronti del provvedimento, che andrà in discussione nell’assise regionale il prossimo 30 settembre, conosciuto come “piano case” è particolarmente ferma.
Il provvedimento è il frutto dell’accordo Stato – Regioni del 31/3/2009, che precede la possibilità per le Regioni di legiferare la possibilità di aumentare la volumetria delle case mono e bifamiliari del 20%, oppure di demolire e ricostruire aumentando del 35% la volumetria.
Questo, dice l’accordo, per rimettere in moto l’economia.
Si può essere d’accordo o meno sul fatto che l’economia del mattone possa avere questo ruolo trainante, ma tant’è: c’è un accordo da onorare. Su questo hanno legiferato ormai 13/14 regioni che si sono mosse entro questa “cornice” dell’accordo Stato – Regioni. Tutte le regioni, praticamente nessuna esclusa (di destra e di sinistra!) evitano di passare dal terreno “edilizio” (l’ampliamento!) a quello urbanistico (il governo del territorio!); tutte le regioni precisano che sulle costruzioni abusive condonate l’ampliamento non è consentito oppure, se consentito, viene detratto dall’ampliamento il volume condonato; tutte le regioni precisano che i Comuni debbano, entro tempi perentori, individuare aree comunali dove la legge non si applica; tutte le regioni si pongono ilo problema della non cumulabilità di quello che si può ampliare perché già previsto dagli strumenti urbanistici con l’ampliamento consentito a seguito all’accordo Stato – Regioni; le regioni più avanzate dal punto di vista del governo del territorio si pongono il problema della “coerenza” con gli strumenti urbanistici comunali (come richiesto dallo stesso accordo Stato – Regioni).
La Regione Campania, che ha il primato delle costruzioni abusive; che ha il primato delle case vuote nei centri antichi; che ha il primato delle persone che cercano alloggi, benché ad esempio una città come Napoli dove dal 1971 ad oggi la popolazione e diminuita di 266.594 e i vani sono aumentati di 500.000 unità; che ha una gracilità idrogeologica unica, che ha un rischio sismico fra i più alti; che ha rischio vulcanico al punto di avere una “zona rossa” che dovrebbe essere evacuata; che ha città con densità abitativa fra le più alte del mondo; che ha situazioni di periferie urbane fra le più degradate; che ospita una delle organizzazioni criminali più feroci del mondo: la camorra; cosa fa?

1) Decide di negare il governo del territorio (per ottenere che i comuni potessero dire la loro parola sulla legge si è avuta una battaglia di mesi)

2) Decide che i piani regolatori, anche dove esistono non contano nulla e vengono vanificati (parlare di coerenza con gli strumenti urbanistici locali, di piani attuativi, è sembrato una bestemmia)

3) Decide che le strutture industriali dismesse, senza precisare da quando tempo, possano essere convertite in abitazioni (in altri termini, per stare alla nostra realtà provinciale, se l’Alcatel chiude, chi la compra potrebbe, sulla base della normativa regionale che si vorrebbe approvarla, trasformarla in case!)

4) Decide che quelle variazioni di destinazione d’uso possono essere chiesti da chi, non un anno fa, ma domani mattina risulta essere il proprietario (ma che è l’imprenditore che può mettere in campo moneta liquida per business di tali dimensioni, portandone anche il prezzo d’acquisto fuori mercato? A noi risulta avere un nome: la camorra!)

5) Decide che chi ha realizzato abusivamente può anche ampliare l’abusivismo realizzato. E se non ha ancora condonato ha una corsia preferenziale per condonare.

6) Decide che dove gli strumenti urbanistici consentono la ristrutturazione con ampliamento di volumetria, si può ampliare ulteriormente a seguito dell’accordo Stato – Regioni.

7) Decidi il maxi condono in area agricola, consentendo forme di cambio di destinazione d’uso. Per cui i famosi “annessi agricoli”, abusivi o meno, diventano abitazioni. Senza nessuna connessione con l’attività agricola.

8) Decide che la legge 16/2004, sull’urbanistica, e la legge 13/2008, quella sul P.T.R., sono da cancellare. Vanificando anni di lavoro per dotare questa Regione di leggi sul terreno del governo del territorio.

Questo è “il piano case” regionale, fra quello che è uscito dalla Giunta Regionale e quello che in la “destra” è riuscita a far passare davanti ad un P.D. mai cosi in imbarazzo.
Una legge “unica” in Italia, che ci ricolloca, immediatamente, agli ultimi posti sul terreno del governo del territorio.
A nostro avviso un disastro!
La cosa che ci allarma è il trasversalismo che abbiamo registrato fra un P.D., mai così in imbarazzo, ed una “destra” in pieno furore da devastazione.
Tutti impegnati in un rincorsa a qualche centinaio di voti per le prossime Regionali.
Tutti già pronti con i fazzoletti in mano per versare qualche lacrima ipocrita al prossimo morto per il dissesto idrogeologico, seguito dalla eccessiva impermeabilizzazione del suolo, o per qualche crollo nel centro antico. Tutti pronti a scagliarsi veleni e scambiarsi responsabilità, alla prossima rilevazione dell’abusivismo in regione, o nello scempio paesaggistico, o sulle condizioni di vita nei nostri paesi, o sulla crisi dell’agricoltura che chiede suolo che le viene sottratto.
La Sinistra ha condotto la sua battaglia fino in fondo.
E se si parlerà di Edilizia Sociale, di ruolo dei Comuni, di limiti temporali nella sì dismissione degli immobili industriali se la legge sull’urbanistica verrà salvata, questo è dovuto solo ed esclusivamente a quella battaglia.
Ma a noi non basta.
Una pessima legge resta una pessima legge.
Dura sarà la posizione in Consiglio Regionale.
Lo abbiamo annunciato anche con una nota al Presidente Bassolino: non c’è vincolo di maggioranza che tenga su un tema come questo.

lunedì 7 settembre 2009

Solidarietà ai lavoratori dell'Alcatel - Lucent di Battipaglia

Il gruppo Consiliare Regionale della “Sinistra” esprime solidarietà e vicinanza ai lavoratori dell’Alcatel – Lucent di Battipaglia, che continuano a permanere in uno stato di incertezza rispetto al proprio posto di lavoro, nonostante tavoli aperti e sopratutto nonostante la professionalità e le qualità che quella fabbrica esprime.
Così come abbiamo già fatto qualche mese fa, allorquando si avviò la vertenza Alcatel, produrremo apposita interrogazione consiliare all’Assessore Regionale al Lavoro di riferire sulla questione in consiglio.
Inoltre inviteremo il Presidente della Commissione Consiliare alle Attività Produttive di avere la massima attenzione sula vicenda, per evitare che uno dei capi saldi dell’alta tecnologia dell’intero mezzogiorno d’Italia chiuda , chiedendo che la commissione si riunisca nel sito dell’Alcatel per un sopralluogo.

giovedì 3 settembre 2009

La mediateca di Eboli chiude!

Una voce insistente ci informa che la “Mediateca Comunale”, sita a San Francesco, è stata, di fatto, chiusa.
Ufficialmente per mancanza di fondi per pagare le retribuzioni.
Privare la città, gli studenti, gli studiosi locali e nazionali, di una fonte così preziosa è un atto di una gravità unica.
Se poi la motivazione è quella dei finanziamenti, siamo di fronte al fallimento di una cultura di governo, proprio del centro – sinistra, ed all’apoteosi della logica di governo della destra: mancano i soldi? Tagliamo, innanzitutto, le spese per la cultura.
Porre dei dubbi sulla estrazione politica e culturale di questa amministrazione, si conferma come un dato reale.
Già abbiamo dovuto assistere in questi anni all’oblio e all’abbandono dell’archivio fotografico Gallotta, diventato qualcosa di estraneo alla città; alla mancata pubblicazione del terzo volume di quella raccolta fotografica curata dall’università di Salerno; alla interruzione delle pubblicazioni, a cura del comune, delle tesi di laurea, degli studi e delle ricerche che riguardano la nostra città ed il nostro territorio; alla eliminazione di quell’appuntamento culturale internazionale che era diventata “Vissi d’Arte” (“capiscono di lirica gli ebolitani?”. La miseria e l’arroganza culturale al fondo di quella scelta!); alla cancellazione della memoria nostra rispetto ai fatti drammatici della seconda guerra mondiale che colpirono la nostra città (la lapide alle vittime dei bombardamenti del 1943 è lì, a San Pietro alli Marmi, che grida vendetta.
La chiusura della mediateca comunale sarebbe, semplicemente, il colpo di grazia.Non ci resta che sperare nei “neo – melodici”, e c’era bisogno del centro sinistra al governo della città?

domenica 19 luglio 2009

Outlet San Nicola Varco - Eboli

Ieri in un articolo a firma di Antonio Manzo, riportato sul Mattino di Napoli, si faceva riferimento alla questione dell'outlet che deve nascere a San Nicola Varco di Eboli.L'articolo sollevava sospetti sulla presenza di fondi della criminalità organizzata, pericolo per altro già paventato nel quotidiano dibattito politico.I sottoscritti provvederanno a presentare apposita interrogazione all'Assessore Regionale alle Attività Produttive, per la parte che compete alla Regione Campania, e all'Amministrazione Comunale di Eboli, per la parte che compete il comune.Al tempo stesso riteniamo opportuno che le procedure vengano interrotte in attesa che i dubbi sollevati dall'articolo del Mattino vengano chiariti.A tal proposito, invitiamo il Sindaco di Eboli ad inviare tutte le carte relative a questo intervento alla magistratura competente.Rimaniamo in attesa di conoscere la posizione che le forze politiche del centro sinistra intendono assumere su questa tematica.Per noi la questione morale era è e sarà il faro della politica amministrativa.

mercoledì 22 aprile 2009

Noi stalinisti! Loro fallimentari!

Il Sindaco di Eboli in una nuova, sempre più a ruota libera, esternazione, ha pensato di poter etichettare le amministrazioni (e quindi gli uomini che ne facevano parte, alcuni dei quali sono in giunta con lui!) da me guidate come “Staliniste”.
Le parole, le etichette non mi hanno mai spaventato!
Se essere “Stalinista” vuol dire, i nove anni, aver realizzato oltre 200 opere pubbliche; completato e assegnato oltre 250 case popolari; ripristinato la legalità in interi pezzi del territorio comunale; portato il Comune fuori dal dissesto finanziario ed averlo consegnato a chi è venuto dopo di noi con una situazione di bilancio sana; aver posto Eboli al centro di percorsi culturali di valenza nazionale; avere “inventato” le politiche sociali ; dell’accoglienza e della pace in questa città; aver rimesso in piedi il Centro Antico; aver realizzato la metanizzazione in tutto il territorio urbano; aver risolto contenziosi miliardari a partire dagli impianti sportivi oggi operanti; aver dotato la città di un nuovo strumento urbanistico; di un nuovo piano del traffico; di un area PIP interamente urbanizzata; aver utilizzati fino all’ultimo centesimo i fondi per la ricostruzione, i fondi europei e quelli derivanti dall’ingresso del parco dei Picentini; se tutto questo vuol dire “Stalinisti”, allora io sono “Stalinista”!
Spero che su questo si ritrovino tutti gli uomini e le donne che hanno lavorato, in consiglio comunale ed in giunta, con me in quei nove anni.
Fuori metafora mi limito a constatare me di essere stalinista non conosce la storia mia personale (cosa per altro non obbligatoria!) ma, purtroppo, non conosce neanche la storia della Sinistra Comunista della città di Eboli.
Se così non fosse, saprebbe le battaglie condotte da intere generazioni di comunisti di questa città contro le “venature” staliniste che pure innervavano il PCI Ebolitano.
Di quel confronto culturale, anche aspro, nel mio piccolo ho cercato di essere attore sia quando dirigevo il movimento studentesco, sia quando dirigevo i giovani comunisti che quando ho avuto l’onore di far parte degli organismi dirigenti di quella sezione.
Ma, il problema vero è che se dopo quattro anni un Sindaco ha ancora bisogno di far riferimento alle vecchie amministrazioni siamo alla depressione più assoluta!
Pensasse, piuttosto, il Sindaco al fatto che in questi quattro anni ha portato la città di Eboli alla ribalta nazionale per:

1) Il record di voltagabbana che ancora oggi gli consentono una parvenza di maggioranza in consiglio;
2) La guerra spietata, degna del più oscuro medioevo, contro le coppiette in automobile;
3) Aver giocato a nascondino con il Commissariato Rifiuti col risultato brillante di ritrovarsi le ecoballe a Coda di Volpe;
4) Essersi distinto come “ultras” della Lega Nord nella guerra contro i lavoratori migranti fino a paventare il “reato di clandestinità”

Il resto di questi quattro anni? vuoto assoluto!
Invece di pensare alle passate amministrazioni, trovasse il coraggio di andare in piazza a chiedere scusa agli ebolitani per i quattro anni di gestione fallimentare! Noi glielo chiederemo sabato nel comizio in pizza!
Meglio “Stalinisti” o fallimentari?
Lo decideranno i cittadini di Eboli con le elezioni del 2010.

Insoddisfazione per la risposta della Giunta ma continuiamo la battaglia!

Insoddisfazione per la risposta ricevuta dalla giunta regionale all’interrogazione sul futuro dei presidi ospedalieri di Agropoli e Rocca d’Aspide è stata espressa dal Consigliere Regionale della Sinistra Gerardo Rosania proponente dell’interrogazione.
“Eppur vero che la risposta riconferma il merito degli impegni assunti, - dichiara il Consigliere Rosania - che dovevano tradursi in una delibera di Giunta, ovvero che nulla avrebbero avuto a perdere i due ospedali rispetto ai servizi preesistenti alla legge 16/2008, e che deve essere definito il contenuto della cosiddetta “area critica” riconosciuta ai due presidi, ma eppur vero che nulla viene detto rispetto ai tempi dell’ adozione di questa delibera di Giunta e che rispetto ai ritardi di tale atto la risposta si limita a recitare “ Probabilmente, per il succedersi degli eventi, a tutti noti, nessun atto è stato adottato dalla Giunta Regionale in tal senso”.
“Questa posizione - ha continuato il consigliere Rosania - potrebbe far venir meno quella fiduciosa attesa che sia ad Agropoli che a Rocca D’aspide si era determinata dopo la riunione fra i Consiglieri Regionali della Provincia e gli esponenti della Giunta Regionale e potrebbe precipitare le due comunità in situazione di allarme”

giovedì 16 aprile 2009

La Sinistra e le elezioni provinciali


Sviluppo economico della provincia di Salerno, ambiente, energia, sanità, trasparenza degli atti, grande piano di manutenzione di opere ed infrastrutture provinciali.
Queste, credo debbano essere i capisaldi programmatici che debbono caratterizzare la presenza,convinta, de “La Sinistra” nella coalizione che sostiene la candidatura di Villani a Presidente della Provincia.
E su queste tematiche dovremo chiamare a continua verificare l’azione della coalizione del centro-sinistra.
La nostra autonomia progettuale e programmatici deve essere una risorsa preziosa da mettere a disposizione dell’intera coalizione.
Il tutto si basa su una scelta strategia di fondo: il decentramento. Battaglia sulla quale siamo impegnati in modo forte anche in Consiglio Regionale.
Il conferimento della funzioni di previsione, sul terreno dell’agricoltura, dell’ambiente, della gestione dei rifiuti ( già prevista non appena si saranno liberati della presenza negativa ed improduttiva del Commissariato!), del turismo, della sanità ( inevitabile alla luce del riordino delle ASL!), dell’energia, della gestione del demanio marino ecc, è un tema non più rinviabile.
Ad esse va affiancato un ampio ridisegno delle funzioni delle Comunità Montane, impossibilitate anche a predisporre i bilanci e da inquadrare come luogo di programmazione di sviluppo di aree vaste di montagna.
Io credo che questo deve essere il primo grande discrimine fra una destra, ipocrita e priva di senso di governo, che da un lato si propone di governare enti come le province e dall’altro propone di sopprimerle in nome di una semplificazione, che in realtà nasconde un profondo fastidio verso la democrazia che sempre di più viene indicata come perdita di tempo ostacolo “all’uomo solo al comando”.
Noi dobbiamo , invece, porci l’obiettivo di dare un senso compiuto alle articolazioni democratiche.
Per farlo diventa indispensabile definire compiti e funzioni delle stesse.
Su questa strada maestra, a mio avviso, deve articolarsi la campagna del centro-sinistra, sicuramente quella de “La Sinistra”.

lunedì 6 aprile 2009

Protocollo sugli appalti : il Sindaco ha letto solo il titolo

Ho letto, con attenzione, la risposta del Sindaco di Eboli sulla questione del protocollo degli appalti che “La Sinistra” aveva sollevato dopo l’intervista del Prefetto di Salerno su “Il Mattino”.
Alla fine della lettura, oltre ad un senso frustante di sconforto( perché ti accorgi che tutto inutile!)
ho riportato netta la sensazione che “questo” oltre al titolo non ha letto nulla dell’intervento de “La Sinistra” . Pazienza!
Ma come ?
C’è da alzare l’attenzione sulla penetrazione camorristica negli appalti pubblici anche in provincia di Salerno.
Che probabilmente va riaperta la discussione sullo svuotamento della legge “Rognoni-La Torre” che disciplinava la materia.
Che bisogna accelerare la stipula del protocollo sulla legalità che, allo stato, è stato firmato solo dalla Provincia e da un comune su 158.
Che il Consiglio comunale venisse convocato per discutere la questione e chiedere la stipula del protocollo . Rivendicando, quindi, un protagonismo del comune di Eboli.

Che cosa risponde il Sindaco?

In provincia di Salerno solo un comune ha firmato il protocollo. ( Beh ! Lo sapevamo e l’avevamo detto!)
Che il protocollo è ancora irretito da lungaggini burocratiche. (Beh! Una constatazione che non cambia nulla. Ci aspettavamo di saper cosa il Comune di Eboli stesse facendo per accelerare!)
Che non si deve parlare di queste cose, perché si lanciano inutili allarmi e si corre il rischio di sobillare la popolazione. ( guai a dire che ci possano essere questioni! Ci sembra francamente una visione vecchia, la logica dello struzzo, su cui le mafie hanno costruito la loro fortuna!)
Che il tutto è mosso da volontà polemica da parte del sottoscritto. ( Attenzione non “La Sinistra”, ma per il Sindaco, la colpa è solo mia! E’ un incubo!)
Poveri noi ! Purtroppo si parla nel deserto!
Quando diciamo che bisogna cambiare…

giovedì 2 aprile 2009

L'Istituto Orientale e il Capogruppo PD di Eboli

Leggo, su “Cronache” del 28 marzo. Un dotto, circostanziato e documentato articolo sulle terre dell’Istituto Orientale a firma del capogruppo PD in consiglio comunale ad Eboli.
Vengo chiamato più volte in causa essendo, sembra, uno dei tre cittadini ebolitani che non hanno condiviso la “transazione” fra il Comune di Eboli e l’Orientale.
Io non ho la pretesa di essere un tecnico, come l’autore dell’articolo, non ho la vasta conoscenza del problema che da quell’articolo si evince, né l’ampia documentazione cui l’autore attinge a piene mani.
Mi limiterò, pertanto, ad esporre alcuni dubbi che né la delibera del Consiglio Comunale di Eboli n.11/2009, con cui si approva la transazione con l’Orientale, né l’articolo del capogruppo del PD riescono a chiarirmi.
1) Può il comune di Eboli “rinunciare ad ogni eventuale diritto civico”? con quale autorizzazione ed a che titolo? Se siamo dinanzi ad “usi civici” i titolari non sono cittadini? C’è stato un pronunciamento dei cittadini che autorizza il Comune? C’è un giudice terzo che si è pronunciato in merito, autorizzando il Comune a disporre ed a rinunciare a quel diritto?
2) Può il comune “riconoscere all’Università degli Studi l’Orientale la proprietà dei fondi…”? può, in altri termini, il Comune riconoscere ad un terzo la proprietà di qualcosa che appartiene ad demanio gravato da usi civici? Ed anche se fossero semplicemente aree demaniali, senza usi civici, non ci sarebbe bisogno di una procedura di sdemanializzazione per poter procedere alla, eventuale, alienazione?
3) Può l’istituto Orientale “riconoscere a titolo gratuito la piena proprietà su oltre il 50% del fondo denominato…” se di quel fondo non è a sua volta proprietario? Dove sono i titoli che dichiarano l’Istituto Orientale proprietario di terreni per altro gravati da usi civici, che vemgono ceduti ad altri?
4) Può essere portato a motivazione di una transazione il fatto che la vertenza durava dal 1991? Ci sono stati pronunciamenti di qualche giudice che lasciassero intendere la convenienza ad una “transazione”?
5) Quanti sono gli ettari di terreno di cui si parla? Di Dio parla di 117 ha in piena proprietà del comune e di 100 ha in “comproprietà” al 50%. Facendo, invece, le somme dei numeri di cui alla delibera di Consiglio n.11/09, a me risultano: ha 106, a 35, ca 69 in piena proprietà e ha 97, a 43, ca 24 al 50%. Non mi trovo con i numeri di Di Dio! Ma, soprattutto, quanti sono gli ettari che, invece, vengono ceduti in piena proprietà all’istituto Orientale gratuitamente, e di cui né la delibera n.11/09, ne il capogruppo del PD nel suo articolo, parlano? 350 ettari? 370 ettari? Semplice dimenticanza? E tutto il resto per arrivare a 1.500 ettari che il Comune di Eboli riconobbe, in origine, in dotazione all’Orientale e che l’istituto nel frattempo ha venduto prima, che “i socialisti” si accorgessero di quanto stava avvenendo?
6) Qual è l’atto originario di tutta la vicenda? In altri termini, come mai non viene mai citato l’atto del Comune di Eboli con cui veniva concesso all’Istituto Orientale il frutto di quei terreni ad uso civico, per consentirgli il perseguimento delle proprie attività?
7) Siamo sicuri che le “bolle” papali, siano esse di Benedetto o di Clemente, “facciamo giurisprudenza”? in altri termini, siamo sicuri che l’avere dato accesso a questo tipo d’interpretazione non pregiudichi in malo modo, direi quasi irreparabile, la vertenza con l’istituto che la prossima Amministrazione di Eboli, sicuramente, vorrà riprendere?
8) Chi ha fatto richiesta della riduzione della “fascia rossa” di massimo rischio d’inondazione? L’ironia di Di Dio lascia il tempo che trova. Qui non si tratta di Piazza della Repubblica, ma di capire una cosa: a che serve ridurre la “fascia rossa” in prossimità dell’area delle terre dell’orientale se quell’area è destinata ad uso agricolo? A meno che su quell’area non sia stata già definita (in qualche segreta stanza?) una destinazione diversa da quella agricola. Ma, sbaglio o secondo qualche altro assessore di questa giunta, avrebbe dovuto essere il Consiglio Comunale a definire cosa fare in quei 106 ettari di terreno?
Una cosa condivido, dell’articolo del capogruppo del PD: la disinformazione è una peculiarità della cultura stalinista!
Io, però, aggiungerei che essa è stata, altresì, un pilastro della metodologia di gestione del potere craxiano negli anni settanta e ottanta.
Io non ero Stalinista ieri, non lo sono oggi, a differenza di tanti, con cui Di Dio si ritrova a collaborare, impegnati a rifarsi una verginità.
Non ero socialista ieri, tantomeno lo sono oggi. Anzi ero fra quelli, nell’allora PCI, che condividevano il pensiero di Enrico Berlinguer, sui craxiani, e per cui venne fischiato, senza vergogna, in un famoso congresso socialista, cui apparteneva, anche, la pratica del messaggio “detto e non detto” cui lo stesso capogruppo del PD sembra, ancora, indulgere quando ricorda “i danni” dei contratti di quartiere.
Il capogruppo del PD, tuttavia, da un lato dimentica di dire che nel caso uno dei cittadini ebolitani, veri titolari di quegli usi civici famosi, facesse ricorso e vincesse, altro che danni, ci sarebbero da accollare chi ha votato quella delibera n.11/09.
Dall’altro dimentica, ancora, di chiarire a proposito dei “contratti di quartiere”, come si fa a vincere al TAR e perdere al Consiglio di Stato e, soprattutto, se la vecchia amministrazione aveva operato male perché fare opposizione e non cercare una transazione, cosa su cui questa amministrazione sembra tanto brava?
Noi ci siamo caro Di Dio!
Avrebbe detto una grande insegnante e maestra di vita del liceo Classico di Eboli di tanto tempo fa, con una sua tipica espressione: “ah Di Dio, Di Dio! È vero. Cosa mi tocca sentire!”
E detto questo ti avrebbe indicato la porta facendoti accomodare fuori dalla classe.
Oggi quella grande insegnante non c’è più.
Ma ci sono i cittadini che, mi sa, ormai da tempo stanno indicando a Di Dio e soci la porta di uscita dal Comune di Eboli e che nel 2010 concretizzeranno questo invito con il voto.
Ah! Di Dio, Di Dio!....