La protesta degli scout, quella di “Ebolidiva” hanno riportato alla attenzione dei cittadini ebolitani la gestione clientelare e personalistica della cosa pubblica per cui questa Amministrazione si sta caratterizzando.
Anche per il mondo delle associazioni, se vuoi avere diritto ad una sede o ad un contributo od alla gestione di spazi o immobili comunali, se non rientri fra gli “amici” di qualche potente di turno, non c’è spazio.
Eppure le regole questo Comune ce le ha, se l’è date quasi 10 anni fa.
Purtroppo chi oggi governa questa città, fa finta che non ci siano.
In questo, come in tutti gli altri campi, l’unica regola e quella della convenienza e dell’amicizia.
Alle associazioni in lotta, per rivendicare i loro diritti, ma soprattutto per rivendicare trasparenza e regole certe nella gestione delle cosa pubblica, la più totale solidarietà, con la convinzione che fra qualche mese gli ebolitani, tutti, decideranno di cancellare questa brutta pagina della storia locale.
Gerardo Rosania
Consigliere Regionale de “La Sinistra
lunedì 12 ottobre 2009
mercoledì 7 ottobre 2009
Elezioni 2010 ad Eboli. L'incubo del centro - sinistra : continuità o discontinuità ?
A marzo 2010 anche gli ebolitani torneranno alle urne, per eleggere il nuovo Sindaco e rinnovare il Consiglio Comunale.
I giochi politici, i posizionamenti, sono in pieno svolgimento sia a destra che nel centro – sinistra.
Per lo più ammantati da tatticismo ed ipocrisia e con un grande assente: il programma, il “che fare” per la città!
L’area che sembra avere più problemi è sicuramente quella del centro – sinistra, la quale ha avuto l’onere del governo della città in questi ultimi 15 anni.
Ma ci sono differenze nette fra la situazione del 2005 quando fu eletto Melchionda e quella cui ci approssimiamo.
Nel 2005 il centro – sinistra si presentava unito, con un lavoro positivo alle spalle, per cui avrebbe vinto qualunque candidato alla corsa di Sindaco perché trascinato dalle liste.
Infatti Melchionda vinse le elezioni restando sotto il risultato delle liste del centro – sinistra, pur essendo un personaggio non coinvolto nella vicenda politica che va dal 1996 al 2005, si avvantaggiò del lavoro svolto.
L’elettorato intese premiare la coalizione che aveva governato.
Oggi la situazione è sostanzialmente diversa: il centro – sinistra si appresta alle elezioni sulla scorta di un quinquennio di amministrazione catastrofico, su cui l’elettorato si è già pronunciato, bocciandolo alle provinciali e alle europee del 2009; dal quale “pezzi” più o meno importanti della sinistra, da tempo, hanno preso le distanze; su cui lo stesso sondaggio commissionato dal Comune è stato impietoso: il 70% degli ebolitani ha espresso un giudizio “non positivo”.
Questo quinquennio pesa come un macigno, sulla strada di avvicinamento del centro sinistra ebolitano all’appuntamento elettorale del 2010.
Un macigno che possiamo tradurre in un grande quesito: “continuità o discontinuità” rispetto alla esperienza Melchionda?
Già il fatto che la coalizione discuta sull’opportunità o meno di ricandidare il Sindaco uscente è un fatto politico estremamente importante. Vuol dire che c’è difficoltà a “promuovere” questa esperienza amministrativa, e la paura se non il terrore di una clamorosa sconfitta incombe sul centro – sinistra ebolitano.
Se il centro – sinistra fa la scelta della “continuità” il candidato non può che essere il Sindaco uscente, soprattutto se lo stesso ha dichiarato la propria disponibilità, come sembra aver fatto.
Una scelta del genere, ovviamente, deve mettere nel conto che il centro – sinistra si avvii alle elezioni in ordine sparso, con pezzi diversi che andranno da soli; con quel giudizio negativo dell’elettorato, già noto, di cui parlavamo prima.
Francamente, a me sembra, un suicidio politico!
Ma dopo tanti anni di militanza politica, non c’è più nulla che mi stupisca!
Se il centro – sinistra sceglie la strada della discontinuità, a me pare, esso deve partire da una profonda autocritica su ciò che sono stati questi ultimi 5 anni in termini di metodo e di programmi di governo della città che deve coinvolgere tutti gli artefici politici e fisici di questa esperienza. Per quanto mi riguarda è da giugno 2005 che dico di non riconoscermi in questa Amministrazione e ne sono oppositore!
Discontinuità significa cambiare radicalmente i metodi di governo, significa cambiare gli uomini che hanno “imperversato” in comune in questi anni, presentare un programma che segni una frattura netta rispetto a quanto si è fatto in questa consiliatura.
Qui, poi, scattano le facile ipocrisie: i tentativi di rifarsi la verginità negli ultimi 3 / 4 mesi prima delle elezioni, e senza rendere noto su che cosa avviene la rottura, dopo aver condiviso e contribuito alle più grandi assurdità (mi viene da dire porcherie!) di questa Amministrazione.
Una delle peggio del dopoguerra.
Si rompe sul metodo? Dopo aver assistito e condiviso: il ritorno del clientelismo in comune; ritornare il luogo delle decisioni in capo ad un gruppo di “amici al bar”; la progressiva umiliazione del Consiglio Comunale, che da luogo degli eletti, del confronto e delle decisioni si è ridotto a semplice luogo di ratifica di scelte fatte altrove; alla riduzione delle regole al puro stato di “lacci e lacciuoli” e quindi da rimuovere; la frattura, anche fisica, fra istituzioni e cittadini; dopo aver assistito alla affermazione della politica degli annunci e delle menzogne ai cittadini, al riaffermarsi della logica degli “amici” come categoria di privilegiati al ritorno dell’idea che il cittadino non ha “diritti” ma deve chiedere “piaceri” al politico di turno!
Si rompe nel merito? Dopo aver accettato il condono fiscale; all’aumento delle tasse indiscriminato in un comune che nel 2005 aveva il più basso prelievo fiscale procapite della provincia; all’aggressione del centro antico abbandonato a se stesso e “scempiato” con il “silenzio assenso” del comune nei sui angoli più suggestivi, alle varianti ad personam al P.R.G.; l’aggressione al Piano Regolatore del 2004 col conseguente fermo dell’edilizia; alla scomparsa della politica di pace su cui questo comune non ha proferito più parola; alla riduzione della questione dei migranti ad un problema di sicurezza, rinunciando a qualsiasi politica di integrazione; alle scelte che hanno portato il comune alla “bancarotta”; alla svendita dei terreni dell’Istituto Orientale che appartenevano a tutti i cittadini ebolitani; alla “sanatoria” sulla fascia costiera cittadina dove si è legittimato l’abusivismo di decenni negando qualsiasi programma di sviluppo; allo smantellamento delle strutture di prevenzione dell’abusivismo edilizio che ormai impera in tutta la Piana del Sele; all’abbandono di qualsiasi politica di attenzione verso l’agricoltura; alla gestione “amicale” e straordinaria dell’area industriale, dove per anni non si è fatto un bando per le assegnazioni delle aree; alla scomparsa delle politiche sociali; alla cancellazione di iniziative culturali che erano diventate caratterizzanti per la nostra città; alla collocazione delle eco – balle a Coda di Volpe, per precisa scelta politica; alla umiliazione delle associazioni e dei comitati di quartiere; allo svuotamento della Multiservizi di tutti i servizi ad essa destinati; alla privatizzazione della illuminazione pubblica; alla privatizzazione del cimitero; all’isolamento della città di Eboli dal dibattito sullo sviluppo della Piana del Sele e della provincia; all’abbandono di politiche rivolte alla valorizzazione della storia locale; al progressivo degrado di un territorio sul quale la manutenzione è progressivamente scomparsa; ad una proliferazione di “dirigenti” nella macchina amministrativa; al blocco delle opere pubbliche; alla scomparsa di ogni regola e di ogni controllo rispetto all’apertura di pubblici esercizi; allo spostamento del mercato settimanale senza opportune politiche di accompagnamento; ecc…ecc…!
Il rifacimento della “verginità” politica non è una operazione chirurgica, che si possa fare in qualche settimana. Troppo comodo!
Si faccia pubblica autocritica. Altrimenti dove sta la novità?
La situazione, quindi, è ben diversa da quella del 2005.
Regolamento di conti interni, giochetti e ipocriti riposizionamenti non servono.
La disfatta è dietro l’angolo!
Ecco perché la Sinistra ha il dovere di muoversi con rapidità e con decisione, marcando la “cesura” netta rispetto all’esperienza amministrativa di questi ultimi cinque anni e mettendo in campo un programma fortemente innovativo che guarda al futuro di Eboli.
Un programma che collochi Eboli nella Piana del Sele, avendo ben presente che o si riesce a mettere in campo una politica di sviluppo di un intera area vasta, come la piana, o si parla di “aria fritta”.
Un programma che metta la questione dello sviluppo e della occupazione al centro; che ridisegni urbanisticamente la città, ripristinando regole di governo del territorio sapendo che l’abusivismo, il consumo di suolo, l’impermeabilizzazione ha come risultato quello che è avvenuto a Messina in questi giorni; che ponga la questione del “Centro Antico”, visto come risorsa e opportunità, non come area da aggredire e saccheggiare; le questioni sociali, culturali e della integrazione sociale come indici di civiltà di una comunità; che affronti il tema del risanamento del bilancio del comune anche attraverso una riduzione della tassazione come esito di una vera lotta all’evasione fiscale e della razionalizzazione dei tributi ma, sicuramente, attraverso il taglio di rivoli di spese inutili e clientelari; che rilanci le politiche della partecipazione, attraverso il “bilancio partecipato”, la istituzionalizzazione dei comitati di quartiere e ridando la dignità al Consiglio Comunale; la riqualificazione delle periferie e delle frazioni con servizi, opere pubbliche e collegamenti al centro; che riprenda la lotta all’abusivismo a partire dalla fascia costiera su cui riprendere con la Provincia il progetto “Costa del Sele” rappresenta una scelta di sviluppo di una intera area; restituire al pubblico i servizi che la legge non impone di delegare al privato (a partire dal cimitero); che apra una grande discussione pubblica sulla questione delle terre dell’Orientale da sottrarre a “interessi” occulti, che renda trasparente le procedure di assunzione nei centri commerciali, e che si ponga il problema de commercio in Eboli a seguito dell’apertura dei centri commerciali.
Che rimetta mano alla riqualificazione della macchina amministrativa, dando piena fiducia alle professionalità che nel comune pure ci sono; che sappia fare i conti in termini moderni con le politiche giovanili previa comprensione dei problemi delle nuove generazioni.
Io credo che la Sinistra su questi temi, oltre ad altri che sicuramente sono sul campo, debba aprire un grande confronto con la città e su questo cercare le opportune convergenze politiche, se possibile.
Altrimenti si accettano le sfide!
Dove sarebbe la novità, se ci riducessimo ad un accordo ad ogni costo?
Eboli ha bisogno di ritrovare l’entusiasmo, di ritornare a riconoscersi in istituzioni credibili e trasparenti.
I “papocchi”, le ambiguità e le ipocrisie non servono, non vanno in quella direzione, ma portano, solo, a coinvolgere tutti in una grande disfatta ed a stroncare, sul nascere, quella voglia di “risollevarsi” che proviene da tanta parte della comunità ebolitana.
Io lo ritengo un errore! Io non ci sto!
Gerardo Rosania
Consigliere Regionale “L a Sinistra”
I giochi politici, i posizionamenti, sono in pieno svolgimento sia a destra che nel centro – sinistra.
Per lo più ammantati da tatticismo ed ipocrisia e con un grande assente: il programma, il “che fare” per la città!
L’area che sembra avere più problemi è sicuramente quella del centro – sinistra, la quale ha avuto l’onere del governo della città in questi ultimi 15 anni.
Ma ci sono differenze nette fra la situazione del 2005 quando fu eletto Melchionda e quella cui ci approssimiamo.
Nel 2005 il centro – sinistra si presentava unito, con un lavoro positivo alle spalle, per cui avrebbe vinto qualunque candidato alla corsa di Sindaco perché trascinato dalle liste.
Infatti Melchionda vinse le elezioni restando sotto il risultato delle liste del centro – sinistra, pur essendo un personaggio non coinvolto nella vicenda politica che va dal 1996 al 2005, si avvantaggiò del lavoro svolto.
L’elettorato intese premiare la coalizione che aveva governato.
Oggi la situazione è sostanzialmente diversa: il centro – sinistra si appresta alle elezioni sulla scorta di un quinquennio di amministrazione catastrofico, su cui l’elettorato si è già pronunciato, bocciandolo alle provinciali e alle europee del 2009; dal quale “pezzi” più o meno importanti della sinistra, da tempo, hanno preso le distanze; su cui lo stesso sondaggio commissionato dal Comune è stato impietoso: il 70% degli ebolitani ha espresso un giudizio “non positivo”.
Questo quinquennio pesa come un macigno, sulla strada di avvicinamento del centro sinistra ebolitano all’appuntamento elettorale del 2010.
Un macigno che possiamo tradurre in un grande quesito: “continuità o discontinuità” rispetto alla esperienza Melchionda?
Già il fatto che la coalizione discuta sull’opportunità o meno di ricandidare il Sindaco uscente è un fatto politico estremamente importante. Vuol dire che c’è difficoltà a “promuovere” questa esperienza amministrativa, e la paura se non il terrore di una clamorosa sconfitta incombe sul centro – sinistra ebolitano.
Se il centro – sinistra fa la scelta della “continuità” il candidato non può che essere il Sindaco uscente, soprattutto se lo stesso ha dichiarato la propria disponibilità, come sembra aver fatto.
Una scelta del genere, ovviamente, deve mettere nel conto che il centro – sinistra si avvii alle elezioni in ordine sparso, con pezzi diversi che andranno da soli; con quel giudizio negativo dell’elettorato, già noto, di cui parlavamo prima.
Francamente, a me sembra, un suicidio politico!
Ma dopo tanti anni di militanza politica, non c’è più nulla che mi stupisca!
Se il centro – sinistra sceglie la strada della discontinuità, a me pare, esso deve partire da una profonda autocritica su ciò che sono stati questi ultimi 5 anni in termini di metodo e di programmi di governo della città che deve coinvolgere tutti gli artefici politici e fisici di questa esperienza. Per quanto mi riguarda è da giugno 2005 che dico di non riconoscermi in questa Amministrazione e ne sono oppositore!
Discontinuità significa cambiare radicalmente i metodi di governo, significa cambiare gli uomini che hanno “imperversato” in comune in questi anni, presentare un programma che segni una frattura netta rispetto a quanto si è fatto in questa consiliatura.
Qui, poi, scattano le facile ipocrisie: i tentativi di rifarsi la verginità negli ultimi 3 / 4 mesi prima delle elezioni, e senza rendere noto su che cosa avviene la rottura, dopo aver condiviso e contribuito alle più grandi assurdità (mi viene da dire porcherie!) di questa Amministrazione.
Una delle peggio del dopoguerra.
Si rompe sul metodo? Dopo aver assistito e condiviso: il ritorno del clientelismo in comune; ritornare il luogo delle decisioni in capo ad un gruppo di “amici al bar”; la progressiva umiliazione del Consiglio Comunale, che da luogo degli eletti, del confronto e delle decisioni si è ridotto a semplice luogo di ratifica di scelte fatte altrove; alla riduzione delle regole al puro stato di “lacci e lacciuoli” e quindi da rimuovere; la frattura, anche fisica, fra istituzioni e cittadini; dopo aver assistito alla affermazione della politica degli annunci e delle menzogne ai cittadini, al riaffermarsi della logica degli “amici” come categoria di privilegiati al ritorno dell’idea che il cittadino non ha “diritti” ma deve chiedere “piaceri” al politico di turno!
Si rompe nel merito? Dopo aver accettato il condono fiscale; all’aumento delle tasse indiscriminato in un comune che nel 2005 aveva il più basso prelievo fiscale procapite della provincia; all’aggressione del centro antico abbandonato a se stesso e “scempiato” con il “silenzio assenso” del comune nei sui angoli più suggestivi, alle varianti ad personam al P.R.G.; l’aggressione al Piano Regolatore del 2004 col conseguente fermo dell’edilizia; alla scomparsa della politica di pace su cui questo comune non ha proferito più parola; alla riduzione della questione dei migranti ad un problema di sicurezza, rinunciando a qualsiasi politica di integrazione; alle scelte che hanno portato il comune alla “bancarotta”; alla svendita dei terreni dell’Istituto Orientale che appartenevano a tutti i cittadini ebolitani; alla “sanatoria” sulla fascia costiera cittadina dove si è legittimato l’abusivismo di decenni negando qualsiasi programma di sviluppo; allo smantellamento delle strutture di prevenzione dell’abusivismo edilizio che ormai impera in tutta la Piana del Sele; all’abbandono di qualsiasi politica di attenzione verso l’agricoltura; alla gestione “amicale” e straordinaria dell’area industriale, dove per anni non si è fatto un bando per le assegnazioni delle aree; alla scomparsa delle politiche sociali; alla cancellazione di iniziative culturali che erano diventate caratterizzanti per la nostra città; alla collocazione delle eco – balle a Coda di Volpe, per precisa scelta politica; alla umiliazione delle associazioni e dei comitati di quartiere; allo svuotamento della Multiservizi di tutti i servizi ad essa destinati; alla privatizzazione della illuminazione pubblica; alla privatizzazione del cimitero; all’isolamento della città di Eboli dal dibattito sullo sviluppo della Piana del Sele e della provincia; all’abbandono di politiche rivolte alla valorizzazione della storia locale; al progressivo degrado di un territorio sul quale la manutenzione è progressivamente scomparsa; ad una proliferazione di “dirigenti” nella macchina amministrativa; al blocco delle opere pubbliche; alla scomparsa di ogni regola e di ogni controllo rispetto all’apertura di pubblici esercizi; allo spostamento del mercato settimanale senza opportune politiche di accompagnamento; ecc…ecc…!
Il rifacimento della “verginità” politica non è una operazione chirurgica, che si possa fare in qualche settimana. Troppo comodo!
Si faccia pubblica autocritica. Altrimenti dove sta la novità?
La situazione, quindi, è ben diversa da quella del 2005.
Regolamento di conti interni, giochetti e ipocriti riposizionamenti non servono.
La disfatta è dietro l’angolo!
Ecco perché la Sinistra ha il dovere di muoversi con rapidità e con decisione, marcando la “cesura” netta rispetto all’esperienza amministrativa di questi ultimi cinque anni e mettendo in campo un programma fortemente innovativo che guarda al futuro di Eboli.
Un programma che collochi Eboli nella Piana del Sele, avendo ben presente che o si riesce a mettere in campo una politica di sviluppo di un intera area vasta, come la piana, o si parla di “aria fritta”.
Un programma che metta la questione dello sviluppo e della occupazione al centro; che ridisegni urbanisticamente la città, ripristinando regole di governo del territorio sapendo che l’abusivismo, il consumo di suolo, l’impermeabilizzazione ha come risultato quello che è avvenuto a Messina in questi giorni; che ponga la questione del “Centro Antico”, visto come risorsa e opportunità, non come area da aggredire e saccheggiare; le questioni sociali, culturali e della integrazione sociale come indici di civiltà di una comunità; che affronti il tema del risanamento del bilancio del comune anche attraverso una riduzione della tassazione come esito di una vera lotta all’evasione fiscale e della razionalizzazione dei tributi ma, sicuramente, attraverso il taglio di rivoli di spese inutili e clientelari; che rilanci le politiche della partecipazione, attraverso il “bilancio partecipato”, la istituzionalizzazione dei comitati di quartiere e ridando la dignità al Consiglio Comunale; la riqualificazione delle periferie e delle frazioni con servizi, opere pubbliche e collegamenti al centro; che riprenda la lotta all’abusivismo a partire dalla fascia costiera su cui riprendere con la Provincia il progetto “Costa del Sele” rappresenta una scelta di sviluppo di una intera area; restituire al pubblico i servizi che la legge non impone di delegare al privato (a partire dal cimitero); che apra una grande discussione pubblica sulla questione delle terre dell’Orientale da sottrarre a “interessi” occulti, che renda trasparente le procedure di assunzione nei centri commerciali, e che si ponga il problema de commercio in Eboli a seguito dell’apertura dei centri commerciali.
Che rimetta mano alla riqualificazione della macchina amministrativa, dando piena fiducia alle professionalità che nel comune pure ci sono; che sappia fare i conti in termini moderni con le politiche giovanili previa comprensione dei problemi delle nuove generazioni.
Io credo che la Sinistra su questi temi, oltre ad altri che sicuramente sono sul campo, debba aprire un grande confronto con la città e su questo cercare le opportune convergenze politiche, se possibile.
Altrimenti si accettano le sfide!
Dove sarebbe la novità, se ci riducessimo ad un accordo ad ogni costo?
Eboli ha bisogno di ritrovare l’entusiasmo, di ritornare a riconoscersi in istituzioni credibili e trasparenti.
I “papocchi”, le ambiguità e le ipocrisie non servono, non vanno in quella direzione, ma portano, solo, a coinvolgere tutti in una grande disfatta ed a stroncare, sul nascere, quella voglia di “risollevarsi” che proviene da tanta parte della comunità ebolitana.
Io lo ritengo un errore! Io non ci sto!
Gerardo Rosania
Consigliere Regionale “L a Sinistra”
sabato 3 ottobre 2009
La tragedia di Messina - Ipocrisie e lacrime di coccodrillo
Una pioggia forte, un evento sicuramente eccezionale, ed ecco mezza montagna che viene giù, ed eccoci a guardare per televisione immagini drammatiche, ad assistere la conta dei morti, a leggere di atti di eroismo, a vedere i personaggi di sempre a versare qualche lacrima "ipocrita", a puntare tutti il dito contro l'abusivismo e contro il dissesto idrogeologico come se fossero una sorta di "calamità" divina.
Io non ci sto! Io dico basta a questa grande ipocrisia!
La colpa e dell'abusivismo? Bene!
E cosa diciamo rispetto a due condoni edilizi (1994 - 2005) che hanno legittimato milioni di metri cubi di cemento abusivo, concentrato per circa l'80% nel Mezzogiorno d'Italia?
La colpa e del dissesto idrogeologico? Bene!
E cosa diciamo del fatto che, da anni, a chi dice che bisogna mettere in campo un grande investimento per una gigantesca opera di manutenzione di un territorio così gracile, si risponde che non ci sono soldi e che sono mossi solo da vecchie ideologie?
E intanto vengono trovati i soldi per irreali operazioni militari e per opere faraoniche di cui nessuno a bisogno (ponte sullo stretto, variante di valico ecc...)
La colpa è dell'impermeabilizzazione del suolo? Bene!
E cosa diciamo del fatto che i piani regolatori che cercano di tutelare il suolo, a partire da quello agricolo, vengono accusati di "ingessare" lo sviluppo e si lavora a "varianti" tese ad aggirare questi vincoli?
La colpa è della antropizzazione forzata e delle cose nate male, una sopra l'altra? Bene!
Ma sbaglio o il 13 marzo, con l'accordo Stato - Regioni, si è dato il via libera ad operazioni di ampliamento e di ulteriore cementificazione nelle città? E da allora tutte le Regioni d'Italia stanno legiferando, chi con maggiore chi con minore oculatezza, per consentire questa ulteriore colata di cemento! Sempre nel nome dello sviluppo economico ovviamente!
Per lo meno si tacesse. In questo quadro di tutto abbiamo bisogno salvo l'ipocrisia.
Forse ci sarebbe bisogno che la sinistra avesse la forza di ricollocare "il governo del territorio" al centro della propria riflessione politica, rinunciando a rincorrere la destra nel racimolare qualche facile consenso anche su questo terreno.
lunedì 28 settembre 2009
Il Piano Casa della Regione Campania
La posizione assunta dal gruppo de “La Sinistra” in consiglio regionale, nei confronti del provvedimento, che andrà in discussione nell’assise regionale il prossimo 30 settembre, conosciuto come “piano case” è particolarmente ferma.
Il provvedimento è il frutto dell’accordo Stato – Regioni del 31/3/2009, che precede la possibilità per le Regioni di legiferare la possibilità di aumentare la volumetria delle case mono e bifamiliari del 20%, oppure di demolire e ricostruire aumentando del 35% la volumetria.
Questo, dice l’accordo, per rimettere in moto l’economia.
Si può essere d’accordo o meno sul fatto che l’economia del mattone possa avere questo ruolo trainante, ma tant’è: c’è un accordo da onorare. Su questo hanno legiferato ormai 13/14 regioni che si sono mosse entro questa “cornice” dell’accordo Stato – Regioni. Tutte le regioni, praticamente nessuna esclusa (di destra e di sinistra!) evitano di passare dal terreno “edilizio” (l’ampliamento!) a quello urbanistico (il governo del territorio!); tutte le regioni precisano che sulle costruzioni abusive condonate l’ampliamento non è consentito oppure, se consentito, viene detratto dall’ampliamento il volume condonato; tutte le regioni precisano che i Comuni debbano, entro tempi perentori, individuare aree comunali dove la legge non si applica; tutte le regioni si pongono ilo problema della non cumulabilità di quello che si può ampliare perché già previsto dagli strumenti urbanistici con l’ampliamento consentito a seguito all’accordo Stato – Regioni; le regioni più avanzate dal punto di vista del governo del territorio si pongono il problema della “coerenza” con gli strumenti urbanistici comunali (come richiesto dallo stesso accordo Stato – Regioni).
La Regione Campania, che ha il primato delle costruzioni abusive; che ha il primato delle case vuote nei centri antichi; che ha il primato delle persone che cercano alloggi, benché ad esempio una città come Napoli dove dal 1971 ad oggi la popolazione e diminuita di 266.594 e i vani sono aumentati di 500.000 unità; che ha una gracilità idrogeologica unica, che ha un rischio sismico fra i più alti; che ha rischio vulcanico al punto di avere una “zona rossa” che dovrebbe essere evacuata; che ha città con densità abitativa fra le più alte del mondo; che ha situazioni di periferie urbane fra le più degradate; che ospita una delle organizzazioni criminali più feroci del mondo: la camorra; cosa fa?
1) Decide di negare il governo del territorio (per ottenere che i comuni potessero dire la loro parola sulla legge si è avuta una battaglia di mesi)
2) Decide che i piani regolatori, anche dove esistono non contano nulla e vengono vanificati (parlare di coerenza con gli strumenti urbanistici locali, di piani attuativi, è sembrato una bestemmia)
3) Decide che le strutture industriali dismesse, senza precisare da quando tempo, possano essere convertite in abitazioni (in altri termini, per stare alla nostra realtà provinciale, se l’Alcatel chiude, chi la compra potrebbe, sulla base della normativa regionale che si vorrebbe approvarla, trasformarla in case!)
4) Decide che quelle variazioni di destinazione d’uso possono essere chiesti da chi, non un anno fa, ma domani mattina risulta essere il proprietario (ma che è l’imprenditore che può mettere in campo moneta liquida per business di tali dimensioni, portandone anche il prezzo d’acquisto fuori mercato? A noi risulta avere un nome: la camorra!)
5) Decide che chi ha realizzato abusivamente può anche ampliare l’abusivismo realizzato. E se non ha ancora condonato ha una corsia preferenziale per condonare.
6) Decide che dove gli strumenti urbanistici consentono la ristrutturazione con ampliamento di volumetria, si può ampliare ulteriormente a seguito dell’accordo Stato – Regioni.
7) Decidi il maxi condono in area agricola, consentendo forme di cambio di destinazione d’uso. Per cui i famosi “annessi agricoli”, abusivi o meno, diventano abitazioni. Senza nessuna connessione con l’attività agricola.
8) Decide che la legge 16/2004, sull’urbanistica, e la legge 13/2008, quella sul P.T.R., sono da cancellare. Vanificando anni di lavoro per dotare questa Regione di leggi sul terreno del governo del territorio.
Questo è “il piano case” regionale, fra quello che è uscito dalla Giunta Regionale e quello che in la “destra” è riuscita a far passare davanti ad un P.D. mai cosi in imbarazzo.
Una legge “unica” in Italia, che ci ricolloca, immediatamente, agli ultimi posti sul terreno del governo del territorio.
A nostro avviso un disastro!
La cosa che ci allarma è il trasversalismo che abbiamo registrato fra un P.D., mai così in imbarazzo, ed una “destra” in pieno furore da devastazione.
Tutti impegnati in un rincorsa a qualche centinaio di voti per le prossime Regionali.
Tutti già pronti con i fazzoletti in mano per versare qualche lacrima ipocrita al prossimo morto per il dissesto idrogeologico, seguito dalla eccessiva impermeabilizzazione del suolo, o per qualche crollo nel centro antico. Tutti pronti a scagliarsi veleni e scambiarsi responsabilità, alla prossima rilevazione dell’abusivismo in regione, o nello scempio paesaggistico, o sulle condizioni di vita nei nostri paesi, o sulla crisi dell’agricoltura che chiede suolo che le viene sottratto.
La Sinistra ha condotto la sua battaglia fino in fondo.
E se si parlerà di Edilizia Sociale, di ruolo dei Comuni, di limiti temporali nella sì dismissione degli immobili industriali se la legge sull’urbanistica verrà salvata, questo è dovuto solo ed esclusivamente a quella battaglia.
Ma a noi non basta.
Una pessima legge resta una pessima legge.
Dura sarà la posizione in Consiglio Regionale.
Lo abbiamo annunciato anche con una nota al Presidente Bassolino: non c’è vincolo di maggioranza che tenga su un tema come questo.
Il provvedimento è il frutto dell’accordo Stato – Regioni del 31/3/2009, che precede la possibilità per le Regioni di legiferare la possibilità di aumentare la volumetria delle case mono e bifamiliari del 20%, oppure di demolire e ricostruire aumentando del 35% la volumetria.
Questo, dice l’accordo, per rimettere in moto l’economia.
Si può essere d’accordo o meno sul fatto che l’economia del mattone possa avere questo ruolo trainante, ma tant’è: c’è un accordo da onorare. Su questo hanno legiferato ormai 13/14 regioni che si sono mosse entro questa “cornice” dell’accordo Stato – Regioni. Tutte le regioni, praticamente nessuna esclusa (di destra e di sinistra!) evitano di passare dal terreno “edilizio” (l’ampliamento!) a quello urbanistico (il governo del territorio!); tutte le regioni precisano che sulle costruzioni abusive condonate l’ampliamento non è consentito oppure, se consentito, viene detratto dall’ampliamento il volume condonato; tutte le regioni precisano che i Comuni debbano, entro tempi perentori, individuare aree comunali dove la legge non si applica; tutte le regioni si pongono ilo problema della non cumulabilità di quello che si può ampliare perché già previsto dagli strumenti urbanistici con l’ampliamento consentito a seguito all’accordo Stato – Regioni; le regioni più avanzate dal punto di vista del governo del territorio si pongono il problema della “coerenza” con gli strumenti urbanistici comunali (come richiesto dallo stesso accordo Stato – Regioni).
La Regione Campania, che ha il primato delle costruzioni abusive; che ha il primato delle case vuote nei centri antichi; che ha il primato delle persone che cercano alloggi, benché ad esempio una città come Napoli dove dal 1971 ad oggi la popolazione e diminuita di 266.594 e i vani sono aumentati di 500.000 unità; che ha una gracilità idrogeologica unica, che ha un rischio sismico fra i più alti; che ha rischio vulcanico al punto di avere una “zona rossa” che dovrebbe essere evacuata; che ha città con densità abitativa fra le più alte del mondo; che ha situazioni di periferie urbane fra le più degradate; che ospita una delle organizzazioni criminali più feroci del mondo: la camorra; cosa fa?
1) Decide di negare il governo del territorio (per ottenere che i comuni potessero dire la loro parola sulla legge si è avuta una battaglia di mesi)
2) Decide che i piani regolatori, anche dove esistono non contano nulla e vengono vanificati (parlare di coerenza con gli strumenti urbanistici locali, di piani attuativi, è sembrato una bestemmia)
3) Decide che le strutture industriali dismesse, senza precisare da quando tempo, possano essere convertite in abitazioni (in altri termini, per stare alla nostra realtà provinciale, se l’Alcatel chiude, chi la compra potrebbe, sulla base della normativa regionale che si vorrebbe approvarla, trasformarla in case!)
4) Decide che quelle variazioni di destinazione d’uso possono essere chiesti da chi, non un anno fa, ma domani mattina risulta essere il proprietario (ma che è l’imprenditore che può mettere in campo moneta liquida per business di tali dimensioni, portandone anche il prezzo d’acquisto fuori mercato? A noi risulta avere un nome: la camorra!)
5) Decide che chi ha realizzato abusivamente può anche ampliare l’abusivismo realizzato. E se non ha ancora condonato ha una corsia preferenziale per condonare.
6) Decide che dove gli strumenti urbanistici consentono la ristrutturazione con ampliamento di volumetria, si può ampliare ulteriormente a seguito dell’accordo Stato – Regioni.
7) Decidi il maxi condono in area agricola, consentendo forme di cambio di destinazione d’uso. Per cui i famosi “annessi agricoli”, abusivi o meno, diventano abitazioni. Senza nessuna connessione con l’attività agricola.
8) Decide che la legge 16/2004, sull’urbanistica, e la legge 13/2008, quella sul P.T.R., sono da cancellare. Vanificando anni di lavoro per dotare questa Regione di leggi sul terreno del governo del territorio.
Questo è “il piano case” regionale, fra quello che è uscito dalla Giunta Regionale e quello che in la “destra” è riuscita a far passare davanti ad un P.D. mai cosi in imbarazzo.
Una legge “unica” in Italia, che ci ricolloca, immediatamente, agli ultimi posti sul terreno del governo del territorio.
A nostro avviso un disastro!
La cosa che ci allarma è il trasversalismo che abbiamo registrato fra un P.D., mai così in imbarazzo, ed una “destra” in pieno furore da devastazione.
Tutti impegnati in un rincorsa a qualche centinaio di voti per le prossime Regionali.
Tutti già pronti con i fazzoletti in mano per versare qualche lacrima ipocrita al prossimo morto per il dissesto idrogeologico, seguito dalla eccessiva impermeabilizzazione del suolo, o per qualche crollo nel centro antico. Tutti pronti a scagliarsi veleni e scambiarsi responsabilità, alla prossima rilevazione dell’abusivismo in regione, o nello scempio paesaggistico, o sulle condizioni di vita nei nostri paesi, o sulla crisi dell’agricoltura che chiede suolo che le viene sottratto.
La Sinistra ha condotto la sua battaglia fino in fondo.
E se si parlerà di Edilizia Sociale, di ruolo dei Comuni, di limiti temporali nella sì dismissione degli immobili industriali se la legge sull’urbanistica verrà salvata, questo è dovuto solo ed esclusivamente a quella battaglia.
Ma a noi non basta.
Una pessima legge resta una pessima legge.
Dura sarà la posizione in Consiglio Regionale.
Lo abbiamo annunciato anche con una nota al Presidente Bassolino: non c’è vincolo di maggioranza che tenga su un tema come questo.
lunedì 7 settembre 2009
Solidarietà ai lavoratori dell'Alcatel - Lucent di Battipaglia
Il gruppo Consiliare Regionale della “Sinistra” esprime solidarietà e vicinanza ai lavoratori dell’Alcatel – Lucent di Battipaglia, che continuano a permanere in uno stato di incertezza rispetto al proprio posto di lavoro, nonostante tavoli aperti e sopratutto nonostante la professionalità e le qualità che quella fabbrica esprime.
Così come abbiamo già fatto qualche mese fa, allorquando si avviò la vertenza Alcatel, produrremo apposita interrogazione consiliare all’Assessore Regionale al Lavoro di riferire sulla questione in consiglio.
Inoltre inviteremo il Presidente della Commissione Consiliare alle Attività Produttive di avere la massima attenzione sula vicenda, per evitare che uno dei capi saldi dell’alta tecnologia dell’intero mezzogiorno d’Italia chiuda , chiedendo che la commissione si riunisca nel sito dell’Alcatel per un sopralluogo.
Così come abbiamo già fatto qualche mese fa, allorquando si avviò la vertenza Alcatel, produrremo apposita interrogazione consiliare all’Assessore Regionale al Lavoro di riferire sulla questione in consiglio.
Inoltre inviteremo il Presidente della Commissione Consiliare alle Attività Produttive di avere la massima attenzione sula vicenda, per evitare che uno dei capi saldi dell’alta tecnologia dell’intero mezzogiorno d’Italia chiuda , chiedendo che la commissione si riunisca nel sito dell’Alcatel per un sopralluogo.
giovedì 3 settembre 2009
La mediateca di Eboli chiude!
Una voce insistente ci informa che la “Mediateca Comunale”, sita a San Francesco, è stata, di fatto, chiusa.
Ufficialmente per mancanza di fondi per pagare le retribuzioni.
Privare la città, gli studenti, gli studiosi locali e nazionali, di una fonte così preziosa è un atto di una gravità unica.
Se poi la motivazione è quella dei finanziamenti, siamo di fronte al fallimento di una cultura di governo, proprio del centro – sinistra, ed all’apoteosi della logica di governo della destra: mancano i soldi? Tagliamo, innanzitutto, le spese per la cultura.
Porre dei dubbi sulla estrazione politica e culturale di questa amministrazione, si conferma come un dato reale.
Già abbiamo dovuto assistere in questi anni all’oblio e all’abbandono dell’archivio fotografico Gallotta, diventato qualcosa di estraneo alla città; alla mancata pubblicazione del terzo volume di quella raccolta fotografica curata dall’università di Salerno; alla interruzione delle pubblicazioni, a cura del comune, delle tesi di laurea, degli studi e delle ricerche che riguardano la nostra città ed il nostro territorio; alla eliminazione di quell’appuntamento culturale internazionale che era diventata “Vissi d’Arte” (“capiscono di lirica gli ebolitani?”. La miseria e l’arroganza culturale al fondo di quella scelta!); alla cancellazione della memoria nostra rispetto ai fatti drammatici della seconda guerra mondiale che colpirono la nostra città (la lapide alle vittime dei bombardamenti del 1943 è lì, a San Pietro alli Marmi, che grida vendetta.
La chiusura della mediateca comunale sarebbe, semplicemente, il colpo di grazia.Non ci resta che sperare nei “neo – melodici”, e c’era bisogno del centro sinistra al governo della città?
Ufficialmente per mancanza di fondi per pagare le retribuzioni.
Privare la città, gli studenti, gli studiosi locali e nazionali, di una fonte così preziosa è un atto di una gravità unica.
Se poi la motivazione è quella dei finanziamenti, siamo di fronte al fallimento di una cultura di governo, proprio del centro – sinistra, ed all’apoteosi della logica di governo della destra: mancano i soldi? Tagliamo, innanzitutto, le spese per la cultura.
Porre dei dubbi sulla estrazione politica e culturale di questa amministrazione, si conferma come un dato reale.
Già abbiamo dovuto assistere in questi anni all’oblio e all’abbandono dell’archivio fotografico Gallotta, diventato qualcosa di estraneo alla città; alla mancata pubblicazione del terzo volume di quella raccolta fotografica curata dall’università di Salerno; alla interruzione delle pubblicazioni, a cura del comune, delle tesi di laurea, degli studi e delle ricerche che riguardano la nostra città ed il nostro territorio; alla eliminazione di quell’appuntamento culturale internazionale che era diventata “Vissi d’Arte” (“capiscono di lirica gli ebolitani?”. La miseria e l’arroganza culturale al fondo di quella scelta!); alla cancellazione della memoria nostra rispetto ai fatti drammatici della seconda guerra mondiale che colpirono la nostra città (la lapide alle vittime dei bombardamenti del 1943 è lì, a San Pietro alli Marmi, che grida vendetta.
La chiusura della mediateca comunale sarebbe, semplicemente, il colpo di grazia.Non ci resta che sperare nei “neo – melodici”, e c’era bisogno del centro sinistra al governo della città?
Precari della scuola - il lavoro è un diritto
Esprimo a nome del gruppo regionale della “Sinistra” la piena solidarietà ai lavoratori precari della scuola che, in questi giorni, stanno lottando per il loro diritto al lavoro.
Ormai da troppo tempo si sta dimenticando, in questo paese dove la destra imperversa, che il lavoro è un diritto!
Una politica scolastica che si preoccupa più delle “compatibilità finanziarie” con la logica del ragioniere, piuttosto che della formazione, dei programmi e delle modalità d’insegnamento, sta mettendo in ginocchio la scuola italiana e sta mettendo a rischio centinaia di migliaia di posti di lavoro.
Dura ricaduta sui lavoratori della scuola e sulla provincia di Salerno in particolare.
Anche nelle scelte di politica scolastica conferma lo scarso interesse che questo governo, questa destra arrogante ed arruffona, ha verso il Mezzogiorno d’Italia, ove per decenni il terziario pubblico ha dovuto supplire alle difficoltà occupazionali delle migliaia e migliaia di giovani diplomati e laureati delle nostre terre.
Si trattava di qualificare, di fissare regole da rispettare, di creare opportunità occupazionali alternative.
Non tagliare con cinismo e cattiveria.
Altro che i “bamboccioni” di cui straparla qualche altro rappresentante di questo governo, con toni sprezzanti.
Venga il ministro Brunetta, a far l’emigrante ed a provare come “sa di sale” quella strada.
Venga il ministro Brunetta a fare il pendolare nelle nostre zone, senza strade, senza mezzi di comunicazione con spostamenti che durano ore.
Quelli sono i “costi sociali” che bisognerebbe tagliare.
Ma che se ne fregano questi signori?
Hanno il potere, gestiscono fanno quello che voglio, hanno occupato i mezzi di informazione, oscurano le notizie sgradevoli e le proteste come quella sacrosanta dei precari.
Ci sono problemi di fondi per la politica scolastica?
Incominciamo a tagliare i contributi che lo Stato dà alle scuole private!
La Regione Campania, tanto vituperata in questi anni, sta già facendo la sua parte.
L’Assessore al ramo ha già comunicato i fondi stanziati, per alleviare la situazione.
Ora tocca al Governo di fare la propria parte.
Abbiamo comunque, concordato con i colleghi della”Sinistra e Liberta” di chiedere che la questione venga discussa nel Consiglio Regionale, per capire come sta facendo e cosa può, ulteriormente, fare la Regione e comunque per chiamare il governo alla propria responsabilità.Seguiremo la vicenda con grande attenzione.
Ormai da troppo tempo si sta dimenticando, in questo paese dove la destra imperversa, che il lavoro è un diritto!
Una politica scolastica che si preoccupa più delle “compatibilità finanziarie” con la logica del ragioniere, piuttosto che della formazione, dei programmi e delle modalità d’insegnamento, sta mettendo in ginocchio la scuola italiana e sta mettendo a rischio centinaia di migliaia di posti di lavoro.
Dura ricaduta sui lavoratori della scuola e sulla provincia di Salerno in particolare.
Anche nelle scelte di politica scolastica conferma lo scarso interesse che questo governo, questa destra arrogante ed arruffona, ha verso il Mezzogiorno d’Italia, ove per decenni il terziario pubblico ha dovuto supplire alle difficoltà occupazionali delle migliaia e migliaia di giovani diplomati e laureati delle nostre terre.
Si trattava di qualificare, di fissare regole da rispettare, di creare opportunità occupazionali alternative.
Non tagliare con cinismo e cattiveria.
Altro che i “bamboccioni” di cui straparla qualche altro rappresentante di questo governo, con toni sprezzanti.
Venga il ministro Brunetta, a far l’emigrante ed a provare come “sa di sale” quella strada.
Venga il ministro Brunetta a fare il pendolare nelle nostre zone, senza strade, senza mezzi di comunicazione con spostamenti che durano ore.
Quelli sono i “costi sociali” che bisognerebbe tagliare.
Ma che se ne fregano questi signori?
Hanno il potere, gestiscono fanno quello che voglio, hanno occupato i mezzi di informazione, oscurano le notizie sgradevoli e le proteste come quella sacrosanta dei precari.
Ci sono problemi di fondi per la politica scolastica?
Incominciamo a tagliare i contributi che lo Stato dà alle scuole private!
La Regione Campania, tanto vituperata in questi anni, sta già facendo la sua parte.
L’Assessore al ramo ha già comunicato i fondi stanziati, per alleviare la situazione.
Ora tocca al Governo di fare la propria parte.
Abbiamo comunque, concordato con i colleghi della”Sinistra e Liberta” di chiedere che la questione venga discussa nel Consiglio Regionale, per capire come sta facendo e cosa può, ulteriormente, fare la Regione e comunque per chiamare il governo alla propria responsabilità.Seguiremo la vicenda con grande attenzione.
Iscriviti a:
Post (Atom)
